di Samuele Sansonetti
PARIGI – Quando pensiamo al Canada, immaginiamo foreste infinite, laghi immensi, sciroppo d’acero e temperature rigide. Se allarghiamo lo sguardo al mondo degli alcolici, il primo nome che viene in mente è quasi sempre uno: whisky. Eppure, oggi il Canada è molto più di questo.
L’occasione per scoprirlo è arrivata durante Wine Paris, una delle più importanti fiere internazionali del settore. Tra i padiglioni affollati, l’incontro con due distillerie del Québec ha acceso una curiosità inattesa: davvero il Canada sta vivendo un momento di rilancio nel mondo dei distillati? La risposta è sì. E non si tratta di una moda passeggera.

Una tradizione che parte da lontano
Il Canada produce distillati da oltre due secoli. Già alla fine del Settecento si distillavano cereali e melassa nelle colonie che sarebbero poi diventate Ontario e Québec. Con l’Ottocento, grazie all’abbondanza di grano e segale, il whisky divenne il prodotto simbolo del Paese.
Durante il Proibizionismo americano (1920-1933), quando negli Stati Uniti la produzione e la vendita di alcol erano vietate, molte distillerie canadesi continuarono a lavorare regolarmente. Questo contribuì a consolidare la reputazione del whisky canadese anche oltre confine.
Ancora oggi il Canadian Whisky è uno stile riconosciuto a livello internazionale, noto per la sua morbidezza e per il suo profilo equilibrato.
Non solo whisky: la nuova scena artigianale
Se la tradizione è solida, è il presente a sorprendere. Negli ultimi quindici-vent’anni il Canada ha visto nascere decine di micro-distillerie che hanno portato nuova energia e creatività nel settore.
Non si produce più solo whisky: oggi il panorama include gin aromatici, vodka di alta qualità, distillati a base di acero e, sempre più spesso, rum.

Proprio il rum rappresenta una delle evoluzioni più interessanti. Anche se il Canada non coltiva canna da zucchero, diverse distillerie importano melassa e la lavorano con uno stile personale. Il clima freddo, inoltre, influisce sul processo di invecchiamento: le temperature più basse rallentano la maturazione, dando vita a profili aromatici più delicati e controllati rispetto a quelli tropicali.
È una lettura “nordica” di un distillato tradizionalmente caraibico.
Un Paese, tante regioni
La produzione non è concentrata in una sola area. L’Ontario resta uno dei poli storici del whisky, mentre l’Alberta è conosciuta per la qualità dei suoi cereali. La British Columbia si distingue per la vivacità della scena artigianale, e le province atlantiche conservano una lunga tradizione legata al rum.
Il Québec, però, è oggi una delle regioni più dinamiche. Qui si uniscono identità culturale, valorizzazione del territorio e sperimentazione.

È in questa provincia francofona che operano realtà come Distillerie Mitis e Distillerie Mariana, due aziende che rappresentano bene il nuovo corso canadese.
Due esempi dal Québec
La Distillerie Mitis, situata nei pressi della Gaspésie, punta su qualità delle materie prime e precisione produttiva. Il suo “Rhum Nordique” viene fermentato a basse temperature, distillato con cura e affinato in botti di rovere ex-bourbon. Il risultato è un rum equilibrato, privo di zuccheri aggiunti, che privilegia pulizia e finezza aromatica.
La Distillerie Mariana, fondata nel 2014 a Trois-Rivières, ha costruito la propria identità attorno al legame con la natura boreale. Il nome richiama la picea mariana, un albero simbolo delle foreste canadesi. Tra i suoi prodotti spiccano gin dalle note vegetali e speziate e un rum speziato che combina cardamomo, vaniglia e altre spezie in un profilo aromatico intenso ma armonico.

Entrambe le aziende dimostrano come la nuova generazione di distillatori canadesi non si limiti a replicare modelli esistenti, ma cerchi una propria cifra stilistica.
Tradizione e innovazione, insieme
Il caso canadese è interessante proprio per questa doppia anima. Da un lato, una lunga storia legata al whisky; dall’altro, un movimento contemporaneo che sperimenta e amplia l’offerta.
Il Canada non è un “nuovo arrivato” nel mondo dei distillati. Ma è un Paese che sta riscrivendo la propria immagine internazionale, affiancando alla solidità del passato una creatività sempre più evidente.
Per il pubblico europeo, ancora poco abituato a guardare al Grande Nord come terra di spirits di qualità, potrebbe essere il momento di rivedere qualche pregiudizio.
Perché dietro il freddo, le foreste e l’acero, c’è un mondo di distillati che merita di essere scoperto.

