PRESTON – Quattrocentoquaranta giorni dopo. Già. Alla fine, meraviglioso lieto fine. Di quelli che scaldano i cuori di tutti, di chi ama il calcio, ma che conosce il significato della vita e delle sue passioni. Edoardo Bove è tornato a giocare a calcio, ma non solo, è soprattutto tornato a calcare campi professionistici, quelli che potrebbero sembrar così freddi ma in realtà avvolgono narrazioni, storie e destini bollenti, che scaldano il sentimento.
Edoardo Bove è tornato. Lo ha fatto con la sua nuova avventura, subentrando al tramonto di un Preston North End – Watford di Championship, Serie B inglese, in una gara dal sapore playoff finito 2-2. Uno scontro diretto in casa della rivale in cui in palio c’era tecnicamente tanto, restati aggrappati a quel carro sesto posto che a fine stagione significherebbe semifinali per risalire in Premier.
Ma nonostante importanza della partita e nonostante trasferta, il pubblico del Preston s’è alzato tutto in piedi, quando il tabellone luminoso ha iniziato a segnalare l’ingresso in campo dell’avversario col numero 15: standing ovation ed applausi scroscianti. Segno tangibile non solo di come la sua storia abbia fatto il giro del mondo del calcio, ma soprattutto quanti valori e quanta sportività sussista nel football anglosassone: qual miglior bentornato, Edo.
Dopo settimane trascorse a riprendere il ritmo partita di un calcio fisico, è riuscito dunque a tornare a calcare campi professionistici. In Italia impossibile giocar con l’ICD trapiantato e quindi, come Eriksen, per inseguire i suoi sogni è stato accolto dalla culla oltremanica. Battezzato in maniera meravigliosa. Fantascienza, soltanto un anno fa, quando raccontava emozionato la sua storia a Sanremo. Adesso può ricostruirsi una vita calcistica, sognando la Premier.

