Viterbo – Cronaca di un delitto annunciato: il “giorno più lungo” tra Bernabucci ed Ernesti
Cronaca
18 Febbraio 2026
Viterbo – Cronaca di un delitto annunciato: il “giorno più lungo” tra Bernabucci ed Ernesti

Venerdì l’autopsia sul corpo della vittima e forse già sabato i funerali

VITERBO – Non è stato solo un raptus improvviso, ma il punto di rottura di una tensione durata ore, alimentata da messaggi feroci e da un contesto di profondo disagio sociale. La morte di Giovanni Bernabucci, il 52enne conosciuto come “La Iena”, racconta una storia dove il confine tra vittima e carnefice si fa estremamente sottile.

L’innesco: una coperta e una scarpa

Tutto inizia ben prima dell’ora di cena. La miccia viene accesa da un incidente banale sul posto di lavoro: Davide Ernesti danneggia accidentalmente una coperta. Un errore da poco che però scatena l’ira di Bernabucci. La tensione si sposta poi tra le mura domestiche, dove un secondo episodio rompe gli indugi: il cane di Ernesti sporca con la pipì una scarpa della vittima.

Da quel momento, la giornata diventa un “count-down” verso il sangue.

Il duello via WhatsApp: toni da “gang”

Gli inquirenti hanno trovato nei telefoni dei due uomini un fitto scambio di minacce. I toni non erano quelli di una lite tra coinquilini, ma ricordavano le sfide tra gang americane:

Bernabucci tempestava di messaggi Ernesti e la sua compagna, promettendo morte a entrambi e persino al loro animale domestico.

Ernesti, dal canto suo, scriveva alla fidanzata parole profetiche: sapeva che sarebbe finito in prigione, ma era deciso a eliminare “l’amico”.

L’assalto finale e la scoperta della droga

La furia di Bernabucci esplode in serata. L’uomo rientra a casa in uno stato di tale agitazione da lasciare l’auto nel cortile con il motore acceso e lo sportello aperto, precipitandosi all’interno per affrontare il rivale.

Secondo la versione di Ernesti, Bernabucci sarebbe entrato impugnando un coltello. Poi, il vuoto totale: Ernesti sostiene di non ricordare i fendenti che hanno lasciato Bernabucci agonizzante sul pavimento. Oltre al sangue, la perquisizione nell’abitazione della vittima ha portato alla luce un campionario di dipendenze: cocaina, hashish e pipette per il crack, confermando un clima di tossicodipendenza che aleggiava sulla convivenza tra i due.

Lo scenario giudiziario: omicidio o legittima difesa esasperata?

Davide Ernesti è attualmente piantonato in medicina protetta. Il quadro che emerge dal suo passato rende complesso l’iter carcerario:

Salute Mentale: Già sottoposto a diversi TSO, il suo stato psichico è stato dichiarato incompatibile con la cella.

Dipendenze: Una lunga storia di tossicodipendenza da eroina.

Il movente: La difesa punterà sulle continue vessazioni subite da Bernabucci, che lo avrebbe aggredito fisicamente già dalla mattina del delitto.

Questi elementi potrebbero trasformare l’attuale accusa di omicidio volontario in una fattispecie meno grave o sollevare dubbi sulla totale capacità di intendere e volere dell’uomo al momento del fatto.