Viterbo – San Martino si ferma: l’ultimo coro per Giovanni, il “gigante” biancoceleste strappato alla vita
Cronaca
25 Febbraio 2026
Viterbo – San Martino si ferma: l’ultimo coro per Giovanni, il “gigante” biancoceleste strappato alla vita

VITERBO – Ci sono pomeriggi in cui il silenzio pesa più di mille grida. Pomeriggi in cui una comunità intera decide di farsi scudo intorno a una famiglia distrutta, per proteggerla dal gelo di una tragedia inaccettabile.

Oggi, San Martino al Cimino non era solo una frazione di Viterbo: era un unico cuore pulsante che batteva per Giovanni Bernabucci.

L’Abbazia, imponente e antica, sembrava quasi piccola per contenere l’ondata di affetto.

C’erano tutti: gli amici di una vita, quelli che con Giovanni avevano condiviso i banchi di scuola, i colleghi e, soprattutto, i suoi “fratelli” di fede sportiva.

Vedere il feretro avvolto dall’abbraccio ideale degli Ultras della Lazio è stata l’immagine più potente della giornata. Per Giovanni, la Lazio non era solo una squadra, era un’appartenenza. E la curva non lo ha dimenticato: sciarpe tese, sguardi bassi carichi di un rispetto antico e quella presenza composta che solo chi vive il gradone sa trasformare in onore.

Le parole di Don Fabrizio: “Fate tacere tutto”

In una vicenda segnata dalla violenza brutale di quel maledetto 13 febbraio a Santa Lucia, le parole di Don Fabrizio Pacelli sono arrivate come un balsamo necessario.“Dinnanzi alla morte è necessario fare tacere tutto e lasciare spazio solo alla parola di Dio”.

Un invito al silenzio che è servito a dare forza al figlio più grande di Giovanni. Vederlo lì, in prima fila, cercare di ergersi con dignità davanti alla bara e alla foto del padre, è stato il momento più straziante.

Un giovane uomo che si trova a gestire un vuoto enorme, ma che oggi ha scoperto di avere centinaia di braccia pronte a sostenerlo.

Il contrasto: il dolore qui, l’assassino a Ferrara

Mentre a San Martino si celebrava la vita e il ricordo, la cronaca ci riportava alla realtà giudiziaria. David Ernesti, accusato dell’omicidio, è stato trasferito nel carcere di Ferrara. Un trasferimento dettato da motivi di sicurezza: la tensione a Viterbo è ancora altissima, la ferita è troppo fresca e la rabbia per un gesto così assurdo fatica a placarsi.

“Ce lo hanno strappato via”

È questa la frase che restava sospesa nell’aria dopo l’ultimo applauso. Non è stata una morte accettabile, non c’è rassegnazione in questa tragedia. C’è solo la consapevolezza che a San Martino mancherà un pezzo importante.