TORINO – L’alba del giorno dopo non può esser soltanto amara. Perché per la prima volta dopo tanti anni, al calcio europeo, la Juventus ha emanato un messaggio forte e chiaro. Quel “fino alla fine” da sempre motto bianconero per una notte da Vecchia Signora che ha rischiato di ribaltare l’impossibile, una montagna da scalare quasi totalmente ribaltata se non fosse stata per Zhegrova. La Juve ieri sera ha sfiorato l’impresa col Galatasaray, è riuscita a portare una gara ai supplementari facendo tremare quei turchi che si sentivano già sicuri e col passaggio del turno in tasca, ed invece hanno dovuto sudar freddi per 120 minuti. Cuore ed anima, la Juve ha messo tutto. Ed il popolo bianconero ha apprezzato eccome, standing ovation di vicinanza al fischio finale. Merito di Luciano Spalletti, che ha saputo cambiar marcia e riseminare concetti di mentalità vincente. Sta ricostruendo eccome questa Juve, e ieri sera n’è stata la prova. Luciano chiederà garanzie, ma vuol restare: siamo solo agli albori del progetto, sa di aver in mano una creatura potenzialmente potente e competitiva nei prossimi anni. Chiellini ammetterà con dispiacer d’aver prossimi mesi più infrasettimanali libere, ma le stesse saranno sfruttate al meglio per pianificare futuro e blindare il proprio allenatore. Punto fermo, fermissimo. La nottata di ieri restituisce consapevolezza a tutto l’ambiente e lo compatta attorno a Spalletti. Che chissà, a proposito di garanzie, potrebbe contare su Victor Osimhen. Tra i due amore vero, ma ieri doloroso scherzo del beffardo destino: dell’ex Napoli, con cui Luciano costruì la cavalcata del terzo scudetto azzurro, proprio il gol che ha trafitto speranze bianconere. Ma non ha esultato, in primis. Punto secondo, tra pre e post gara solo parole al miele per la Vecchia Signora: “A chi non piacerebbe giocare per la Juve?”. Foto con Del Piero e chiari, palesi messaggi di interesse. Se dovesse lasciare il Galatasaray, adesso che non c’è più De Laurentiis di mezzo, siamo già certi di quella che possa esser la sua destinazione preferita. Spalletti più Osimhen: ieri è nata la Juve del futuro?

