(Adnkronos) – Ecco le pagelle della quarta serata del Festival di Sanremo 2026, la notte magica dedicata alle cover e ai duetti. Sul palco del Teatro Ariston, gli artisti in gara hanno riletto grandi successi della musica italiana e internazionale, affiancati da ospiti d’eccezione. Chi ha creato un’alchimia perfetta e chi è stato tradito dall’emozione? Quali sono stati gli omaggi più riusciti e i mash-up più audaci? Senza ulteriori indugi, ecco i nostri giudizi e i voti per tutte le esibizioni della serata cover di Sanremo 2026.
Divertente e a suo agio Elettra in versione “quarta Ketchup”, ma l’operazione nostalgia non è perfettamente riuscita, frenata anche da una coreografia eseguita perennemente in ritardo.
Un’investitura in piena regola. Fabrizio Moro, in una versione “fratello maggiore” tanto generosa, guida Eddie Brock in un’interpretazione di grande sintonia. L’emozione, genuina, arriva a destinazione.
Nonostante i violini e il rap di Mecna, l’interpretazione non decolla. La voce inconfondibile di Carmen Consoli incombe sulla performance, lasciando poco spazio a una rilettura.
Un omaggio emozionante all’amica Ornella Vanoni. Ad impreziosire la performance il primo ballerino della scala di Milano che sul finale si è inchinato ai 60 anni di carriera della Divina. Ornellik, come la chiamava lei, avrebbe apprezzato l’intenzione.
Tanta energia per omaggiare Gianna Nannini. L’attacco di chitarra e batteria dà subito la carica all’iconico brano del 1987. Le voci graffianti di Levante e Gaia si fondono alla perfezione per un duetto riuscito.
Elegantissimi in total black, portano sul palco un duetto di gran classe. Claudio Santamaria conferma le sue ottime qualità di performer, dimostrandosi un partner scenico perfettamente all’altezza della raffinatezza di Malika Ayane.
Cristina D’Avena e la nostalgia anni ’90 sono sempre una certezza. La versione in chiave rock è una delizia, con un finale a sorpresa che sfocia in un mash-up con ‘Whole Lotta Love’ dei Led Zeppelin.
Non un duetto, ma un manifesto pacifista. Dargen D’Amico si conferma uno degli intellettuali di questo festival e, insieme a un Pupo complice, trasforma la serata delle cover in un potente e necessario atto politico. Esibizione alta e coraggiosa.
Paradiso ritrova la ‘sua’ band ideale negli Stadio, che furono proprio il gruppo di Lucio Dalla, e il risultato è una certezza. Il brano è una poesia e l’interpretazione è sentita, rispettosa e senza sbavature.
Un omaggio sentito ed emozionato alla grande Ornella Vanoni. Bravi e Mannoia regalano un’interpretazione di grande intensità, dove le loro due sensibilità si fondono con eleganza.
Un omaggio a Lucio Dalla che diventa un emozionante passaggio di testimone. La vera sorpresa è l’arrivo sul palco di Gianni Morandi, che raggiunge il figlio Tredici Pietro. Proprio lui, che incise ‘Vita’ con Dalla, ora la canta con suo figlio. Un duetto padre-figlio che va oltre la musica.
Le immagini della Terra vista dallo spazio, fornite dall’Esa, accompagnano una performance poetica e delicata. Esibizione colta e piena di buone intenzioni.
‘La Belva’ Fagnani entra in azione e il duetto diventa quasi un’intervista. L’intuizione va premiata, ma il risultato è più uno sketch televisivo che un’esibizione musicale, forse poco adatta al contesto della gara.


