ACAPULCO (MESSICO) – Un successo che significa tanto, tantissimo. Perché esalta la multidisciplinarità di Flavio Cobolli, tra i pochissimi di questa generazione a saper vincere in tutte le superfici, sia sul rosso che sul cemento. Il successo messicano è questo, che è già tanto, ma molto di più. Nella notte primo urlo azzurro oltreoceano, che auspichiamo possa esser il primo di molti, il primo di molteplici consacrazioni all’imminente appuntamento più importante, Indian Wells. Il secondo, di urlo, è quello di Luciano Darderi, che s’è imposto a Santiago del Cile nel piccolo 250. Ma i riflettori, inevitabilmente, vertono tutti sul gioiello capitolino, Flavio Cobolli. Quel Flavio che era stato forse giustamente contestato reo di sciogliersi troppo frequentemente sul più bello, come in Florida. Ma una settimana dopo all’eliminazione in semifinale, niente di tutto questo: niente fatiche, cammino perfetto, indomabile fino alla finalissima messicana con Tiafoe, americano rispedito al mittente con 7-6 e 6-4 che sottolinea e cura tanto, tantissimo. Anche saper resistere e gestire al meglio, con la freddezza dei grandi campioni, i momenti più tesi, difficili e complicati di una finale del genere. E questa è stoffa che significa salto di qualità, maturità e definitiva consacrazione. Vendicato Bellucci, tra l’altro: Tiafoe è quello che eliminò ai quarti l’altro azzurro protagonista ad Acapulco. E quindi festa grande: cappello esuberante ad onorar la tradizione messicana e riflettori, gloria, emozione. Terzo successo in carriera, ma soprattutto balzo e best ranking: nuovo N15 al mondo.

