SIENA – Dopo tredici anni di nebbia, archiviazioni frettolose e un’ingiusta etichetta di “suicidio”, il muro di gomma sul caso David Rossi è stato finalmente abbattuto.
Non è stata una concessione della fortuna, ma il risultato di una battaglia titanica e indomita condotta dalla famiglia del manager MPS, dai loro legali e da una Commissione Parlamentare d’inchiesta che ha scelto di guardare dove altri hanno preferito chiudere gli occhi.
L’annuncio ufficiale arriva via social da Massimo Giletti: le indagini sono ufficialmente riaperte. E questa volta l’ipotesi non è più il gesto volontario, ma l’omicidio.
La scintilla della verità: La tenacia del fratello e dell’avvocato Pirani
Se oggi si parla di una svolta, lo si deve innanzitutto alla forza del fratello di David Rossi e del suo legale, l’avvocato Paolo Pirani. Sono stati loro, quando tutto sembrava perduto, a non arrendersi alla narrativa ufficiale.
Fu la loro prima perizia di parte a sollevare i dubbi che oggi sono diventati certezze processuali. Grazie a un’analisi meticolosa, evidenziarono dettagli che per anni erano stati incredibilmente ignorati o sottovalutati dagli inquirenti:
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Ferite pre-caduta: Segni sul volto e sul corpo che nulla avevano a che fare con l’impatto al suolo.
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Dinamiche fisiche: La postura del corpo durante la caduta, definita “impossibile” per un suicida.
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L’assenza di slancio: Elementi tecnici che suggerivano come David fosse stato “accompagnato” o lasciato cadere, non lanciato.
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Successivamente il grande lavoro mediatico della figlia della compagna e di programmi televisivi come Le Iene e l’allora trasmissione su La7 Non è l’Arena hanno fatto il resto.
Il ruolo decisivo della Commissione Parlamentare
Il testimone è stato poi raccolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Gianluca Vinci, che ha trasformato quei sospetti in prove scientifiche schiaccianti. Le ultime analisi dei periti — il medico legale Robbi Manghi e il colonnello del Ris Adolfo Gregori — hanno messo nero su bianco l’orrore di quella sera a Rocca Salimbeni.
Le ferite sul volto di Rossi sono state giudicate compatibili con una pressione violenta contro il filo anti-volatili della finestra: un’immagine nitida di un’intimidazione o di una colluttazione avvenuta pochi istanti prima del volo. La perizia parla chiaro: quella postura piegata era il frutto di una “forte presa sul braccio”. Qualcuno lo teneva. Qualcuno lo ha colpito.
Prossime tappe: Il ritorno a Siena
La notizia della riapertura ufficiale delle indagini per omicidio segna la fine di un’era di silenzi. Il prossimo 7 marzo 2026, la Commissione d’inchiesta tornerà a Siena per un nuovo sopralluogo decisivo nell’ufficio di David.
Questa non è solo una vittoria giudiziaria, ma il trionfo della dignità di una famiglia e di un pool legale che, contro ogni pronostico, ha preteso che la verità non venisse sepolta insieme al corpo del loro caro.
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