Spettri, abissi e processione: baratro Championship, così il Tottenham sbloccò l’ultimo livello dei suoi fallimenti
Sport
6 Marzo 2026
Spettri, abissi e processione: baratro Championship, così il Tottenham sbloccò l’ultimo livello dei suoi fallimenti

LONDRA – Immagini che hanno fatto il giro del mondo calcistico. Quelle di una dicotomia di quartiere, Londra nord, tra l’Arsenal in fuga Premier, sì, ma soprattutto quelle degli acerrimi rivali, quel Tottenham che naufraga. Nel deserto di un impotente Stadium come una cattedrale che impallidisce, davanti a cotanta pochezza tecnica. Pure il fil conduttore più eterno e solenne, l’ottocentesco popolo Spurs, ieri sera s’è arreso: ha detto basta, come una processione ha salutato le disgrazie calcistiche all’intervallo di una sconfitta col Palace maturata in sette minuti che hanno ufficializzato la candidatura più spettrale, quella alla Championship, la Serie B inglese. Il Tottenham non vince dal 2025; il cambio in panchina, la pescata mediterranea Tudor (incapacità degli attuali “dirigenti” di non riuscire a trovar traghettatore domestico e chiamata Paratici), non ha portato alcun effetto anzi, sembra un folle chirurgo che un malcapitato pittore si diverta a distruggere ma soprattutto vivisezionare i resti di un cadavere, l’eredità Thomas Frank. Quinta sconfitta consecutiva che significa abissi, toccati con mano: sbloccato l’ultimo livello. Un punto sopra a Forest e West Ham, club affamati, che sanno come battagliare e salvarsi, come brillantemente mostrato in settimana. 29 e le rivali 28; sì, c’è il Leeds a 31, ma una squadra degenerata, piena di lungodegenti in infermeria, elementi stranieri che non sanno cosa significhi Premier, lasciano oggi interpretare a più di mezza Inghilterra proprio loro come i maggiori candidati ad accompagnare Wolves e Burnley in Championship. Il livello finale che anni e anni di fallimenti sono riusciti a sbloccare: fondo Enic (nemmeno più Levy capro espiatorio) sotto assedio. Qualcuno dovrà rispondere, nella speranza che non sia troppo tardi. La squadra non ha più minima identità. E non c’è nulla di peggiore che perire calcisticamente senza esser se stessi. Cadetteria, oggi, quantomeno drammatica possibilità concreta.