STADIO OLIMPICO (ROMA) – E questa è storia, signori. Stavolta è storia pura, purissima. L’Italia del rugby ha appena battuto chi non aveva mai battuto, chi questo sport l’ha inventato, chi è sempre stata maledizione. L’Italia, questa maledizione, l’ha stroncata. L’ha stregata. Una volta per tutte, e nella maniera più eroica.
Seconda vittoria in quattro giornate di questo Sei Nazioni, ma stavolta è qualcosa di grosso. Anzi di enorme. Inghilterra battuta in rimonta 23 a 18. Quell’Inghilterra che da sempre veniva all’Olimpico chiedendosi e domandosi quanto si sarebbe vinto, ma quel successo non sarebbe mai stato in discussione. In 32 scontri ufficiali, la cabala non ha mai mentito, il successo era sempre stato britannico.
Fino a stasera, sette marzo 2026, sotto il cielo quasi primaverile di Roma, davanti ad un pubblico commosso e bollente. L’emozione di Quesada e di tutto lo staff azzurro, quello di chi sa d’aver fatto la storia. Volti attoniti, seduti, increduli di fronte a quello che stava accadendo. E non sarebbe potuto essere altrimenti.
Italia che sentiva qualcosa di diverso nell’aria dai primi calci di Garbisi. Ma anche stavolta, ingenuità e rimonta britannica, che tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa era quasi fuga: tra mete di Freeman, quella di Roebuck ed i calci di Smith. Ma nell’Italia c’è Menoncello, che prima spezza il fronte e va in meta, poi offre cioccolatino a Marin: parte la rimonta, completata e suggellata con sorpasso dal piedino di Garbisi. Gestione della superiorità numerica perfetta: era un’occasione troppo ghiotta per non sfruttarla, abbattere la maledizione e scrivere la storia. E storia fu. Dal 10-18 al 23-10, è tutto vero. La notte della storia.

