Menarini cresce nel 2025: fatturato a 4,9 miliardi tra innovazione, oncologia e sfide globali
Cronaca
9 Marzo 2026
Menarini cresce nel 2025: fatturato a 4,9 miliardi tra innovazione, oncologia e sfide globali

ITALIA – Il 2025 è stato un anno positivo per Menarini, che proprio quest’anno celebra i suoi primi 140 anni di attività. Nonostante le turbolenze globali, il gruppo farmaceutico ha registrato risultati solidi, come ha spiegato con soddisfazione Lucia Aleotti, azionista e membro del Board, durante il tradizionale incontro con la stampa alla Camera di Commercio di Firenze. Il fatturato ha sfiorato i 4,9 miliardi di euro — 4,887 miliardi per la precisione — segnando una crescita del 6,2% rispetto al 2024, mentre l’Ebitda stimato si colloca tra i 440 e i 470 milioni di euro.

Aleotti ha aperto l’incontro sottolineando un dato simbolico per il gruppo: nel 2025, per la prima volta, le donne hanno superato gli uomini nella forza lavoro aziendale. Oggi rappresentano il 50,7% dei 17.800 dipendenti di Menarini. “Si tratta di donne entrate esclusivamente per merito, perché sono brave nel loro lavoro”, ha spiegato, ricordando anche un insegnamento del padre: circondarsi di persone che “danno luce”, capaci cioè di contribuire con competenza e talento in un contesto competitivo sempre più impegnativo.

Dal punto di vista geografico, l’azienda continua a rafforzare la propria presenza internazionale, con attività in 140 Paesi e circa 905 milioni di unità di prodotti vendute nel mondo. Il 2025 ha visto alcune difficoltà in Ucraina, a causa della guerra, e in Turchia, penalizzata dalla svalutazione della moneta e dall’alta inflazione. Al contrario, la crescita è stata solida in Europa, in Medio Oriente e nel Centro America. Gli Stati Uniti si confermano ormai il secondo mercato del gruppo, mentre la Cina, che nel 2024 aveva deluso le aspettative, ha mostrato nel 2025 un andamento molto positivo, facendo intravedere prospettive incoraggianti anche per l’anno in corso.

Tra gli elementi che hanno inciso sui conti, Aleotti ha citato con rammarico l’andamento del cambio euro-dollaro, che a fine anno è costato all’azienda quasi 60 milioni di euro. Allo stesso tempo, però, diverse aree terapeutiche hanno registrato performance solide, dal cardiovascolare al diabete. In particolare, l’oncologia ha rappresentato uno dei motori della crescita: nel 2025 il fatturato di questa area è aumentato di 101 milioni di euro, raggiungendo complessivamente i 630 milioni. Un settore caratterizzato da forte dinamismo, nel quale Menarini si confronta con alcune delle più grandi aziende farmaceutiche globali.

Alla base di questi risultati c’è un forte impegno nell’innovazione. Nel 2025 il gruppo ha investito 540 milioni di euro in ricerca e sviluppo, confermando la scelta strategica di reinvestire integralmente gli utili per sostenere nuovi progetti. Secondo Aleotti, la natura privata e familiare dell’azienda permette di mantenere un approccio prudente e orientato all’autofinanziamento, senza dipendere da capitali esterni nelle scelte strategiche. Una parte significativa degli investimenti ha riguardato anche la tecnologia e la sicurezza informatica, con circa 120 milioni di euro destinati a queste aree. Aleotti ha tuttavia espresso preoccupazione per alcune proposte europee che potrebbero ridurre la durata della protezione brevettuale dei farmaci, un’eventualità che rischierebbe di scoraggiare gli investimenti nella ricerca.

Il contesto globale del settore farmaceutico sta cambiando rapidamente. Secondo Aleotti, nuovi attori di peso sono entrati in campo: i governi, in particolare quello cinese e quello statunitense, che sostengono attivamente le proprie industrie nazionali. In questo scenario, ha sottolineato, le imprese europee dovrebbero essere supportate da politiche capaci di rafforzarne la competitività. La partita, ha ricordato, non riguarda solo i fatturati ma anche l’indipendenza economica dei Paesi.

Proprio per questo Aleotti ha criticato alcune iniziative normative europee, come la direttiva sulle acque reflue che imporrebbe alle aziende farmaceutiche di contribuire alla depurazione delle acque dai residui di farmaci eliminati attraverso le urine dei pazienti. Una misura che, secondo le stime citate dall’imprenditrice, potrebbe costare alle aziende circa 12 miliardi di euro all’anno, sottraendo risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo di nuovi medicinali.

Anche le tensioni geopolitiche incidono sul settore. Le guerre e le instabilità internazionali stanno facendo aumentare i costi di produzione, mentre in Europa i prezzi dei farmaci restano sostanzialmente bloccati. Con il conflitto tra Russia e Ucraina, ha ricordato Aleotti, i costi sono cresciuti di circa il 30%, mentre la nuova crisi in Medio Oriente preoccupa per le possibili ripercussioni sulle rotte commerciali e sull’approvvigionamento dei principi attivi.

Nonostante queste difficoltà, la pipeline di Menarini presenta diversi progetti promettenti. Tra questi, come ha spiegato l’amministratrice delegata Elcin Barker Ergun a margine della presentazione dei risultati, figura un trattamento cardiovascolare di nuova generazione per la riduzione dei lipidi. Se gli studi e le procedure regolatorie avranno esito positivo, potrebbe trasformarsi in una pillola con un grande potenziale terapeutico, soprattutto per i pazienti con ipercolesterolemia difficile da trattare o resistente alle terapie esistenti.

Un altro progetto riguarda uno studio clinico precoce su elacestrant per il trattamento del tumore al seno. Ergun ha sottolineato come oggi, grazie alla combinazione tra screening precoce e terapie farmacologiche, sia possibile ottenere la guarigione per molti pazienti quando la malattia viene individuata nelle fasi iniziali, in particolare nei tumori della mammella e del colon-retto.

Un ruolo sempre più rilevante è destinato all’intelligenza artificiale, che sta accelerando in modo significativo il processo di scoperta dei farmaci. Secondo Ergun, l’AI non pone particolari problemi di sicurezza nella fase di ricerca, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di piccole molecole sviluppate su piattaforme chimiche consolidate. Il suo contributo principale è nella fase di screening e identificazione delle molecole più promettenti, mentre il processo finale di sintesi resta quello tradizionale utilizzato da sempre dall’industria farmaceutica.

Grazie a queste tecnologie, i tempi necessari per scoprire un nuovo farmaco potrebbero ridursi drasticamente. Se in passato erano necessari dai cinque ai dieci anni di lavoro, con l’intelligenza artificiale questo periodo potrebbe scendere a due o tre anni. Un’accelerazione che, secondo Ergun, porterà alla disponibilità di un numero sempre maggiore di nuovi medicinali in tempi più brevi, aprendo quella che definisce una sorta di “Rinascimento della salute”. In questo campo Menarini è già attiva grazie alla partnership con Insilico Medicine, che applica l’intelligenza artificiale non solo alla scoperta delle molecole, ma anche ad altre fasi dello sviluppo, dall’identificazione dei pazienti per gli studi clinici fino ai processi regolatori.