VITERBO – Quattro uomini sono stati condannati complessivamente a 30 anni di carcere al termine di un processo per violenza sessuale aggravata legata a un caso di adescamento avvenuto su internet. Secondo l’accusa, la vittima, tredicenne, sarebbe stata contattata attraverso una piattaforma di videogiochi online e successivamente costretta, tramite pressioni e minacce, a inviare immagini e video a sfondo sessuale.
L’indagine, condotta dai carabinieri, ha portato agli arresti il 17 dicembre 2024. Il procedimento si è poi svolto con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Roma.
Gli imputati sono un 23enne di Torino, un 26enne di Rignano Flaminio, un 33enne di Napoli e un medico 44enne residente a Ferrara. Quest’ultimo è stato condannato a cinque anni di reclusione, mentre due degli altri imputati hanno ricevuto una pena di otto anni e uno è stato condannato a nove anni. La scelta del rito abbreviato ha comportato la riduzione di un terzo delle pene.
Durante il processo la pubblico ministero Vittoria Bonfanti aveva chiesto condanne più severe, per un totale di 49 anni di carcere, contestando anche reati legati alla produzione e diffusione di materiale pedopornografico.
Nel procedimento la famiglia della vittima si è costituita parte civile. Il giudice ha stabilito una provvisionale complessiva di 42mila euro, pari a 10.500 euro per ciascun imputato, somma che dovrà essere versata in attesa della definizione del risarcimento definitivo in sede civile.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i contatti sarebbero iniziati su una piattaforma di videogiochi online e poi proseguiti su WhatsApp. Nel corso delle conversazioni gli uomini avrebbero iniziato a chiedere materiale intimo, accompagnando le richieste con minacce e ricatti. In caso di rifiuto, avrebbero prospettato alla vittima la possibilità di rendere pubblici i contenuti o di rivelare tutto alla famiglia. In alcune circostanze avrebbero anche tentato di coinvolgere altre persone vicine alla giovane.

