Manca solo l’ufficialità. Ma di fatto, il percorso e lo stesso scenario che andavano sempre più delineandosi, si stanno definitivamente allineando. L’Iran è sempre più lontano dai Mondiali d’America 2026. Nonostante la qualificazione, sforzi tecnici e sacrifici profusi che calcisticamente c’azzeccano ben poco con tematiche più gravi e più grosse che stanno attanagliando il paese del Medioriente, la nazionale di calcio non prenderà alcun volo a giugno per partecipare alla spedizione iridata ospitata in Messico, Canada e.. proprio naturalmente Stati Uniti. A rilevarlo è Faz, testata tedesca, che attraverso un vero e proprio scoop confermato e tradotto da Ansa, è riuscita ad intercettare il Ministro dello Sport del regime Iraniano, Donjamali, che avrebbe spiegato: “Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare”. Il tutto dopo l’incontro tra Infantino e Trump, che ieri avrebbe rassicurato il presidente della FIFA di quanto e come la nazionale iraniana fosse benvoluta negli Stati Uniti. Una situazione grottesca, sempre più grave e drammatica. Anche perché questo cambierebbe tecnicamente tante carte in tavola. Chi al loro posto? Emirati Arabi Uniti o lo stesso Iraq il quale però, chiamato a spareggiare in Messico a fine mese, per spazio aereo non disponibile ed impossibilità di decollare per raggiungere i propri sogni sportivi oltreoceano continua a chiedere il rinvio del playoff intercontinentale, ormai giorno dopo giorno. Il mondo è attanagliato da fatti di cronaca decisamente più seri e gravi della mera narrazione sportiva, senz’altro, ma anche lo sport (che di base, specialmente durante un Mondiale, diventa un distrattivo che unisce eccome la popolazione) diventa strumento per capir quanta gente innocente ci vada chiaramente di mezzo.

