Da Arezzo a Monteriggioni, la lezione di “Assassin’s Creed”: perché il Medioevo di Viterbo aspetta ancora il suo grande risveglio
Cultura e Spettacoli
11 Marzo 2026
Da Arezzo a Monteriggioni, la lezione di “Assassin’s Creed”: perché il Medioevo di Viterbo aspetta ancora il suo grande risveglio
Le foreste dell'Aretino diventano il set internazionale della nuova super-produzione Netflix su "Assassin's Creed". Un assist perfetto per riflettere sull'immenso potenziale cinematografico di Viterbo: dalle intatte piazze di San Pellegrino ai misteri del primo Conclave

di Diego Galli

VITERBO – La notizia rimbalzata in questi giorni da Arezzo dovrebbe far risuonare più di un campanello d’allarme, o forse di sveglia, nei palazzi della politica viterbese. Tutta la zona del monastero di Camaldoli e le Foreste Casentinesi si sono trasformate nel set internazionale della nuova attesissima serie Netflix in live-action tratta da Assassin’s Creed. Una produzione colossale, firmata Ubisoft, che blinderà la zona per settimane impiegando manovalanze locali e, soprattutto, proiettando quei territori sui teleschermi di milioni di abbonati in tutto il mondo.

Non è solo intrattenimento: è un vero e proprio terremoto economico e turistico. Per capirne la portata, non serve guardare a Hollywood, basta volgere lo sguardo alla vicina Toscana. Chiunque abbia familiarità con il franchise sa cosa Assassin’s Creed II e Brotherhood abbiano significato per Monteriggioni. Un piccolo borgo medievale senese, scelto dagli sviluppatori come residenza del protagonista Ezio Auditore, è stato letteralmente invaso per anni da un turismo giovanile, internazionale e altospendente, desideroso di camminare sulle stesse mura virtuali scalate nel videogioco. Un “effetto Monteriggioni” che ha garantito benefici economici immensi, trasformando una location suggestiva in un vero e proprio luogo di pellegrinaggio pop.

Il paradosso della Città dei Papi

 

E Viterbo? La nostra città osserva queste dinamiche, spesso, dal buco della serratura. Pur registrando una lieve e incoraggiante crescita dei flussi turistici negli ultimi tempi, Viterbo continua a rincorrere. Rincorre realtà oggettivamente più piccole, come la vicina Orvieto, che pur avendo un patrimonio di inestimabile valore, riesce a intercettare flussi turistici molto più importanti e strutturati. Il paradosso viterbese risiede nell’avere tra le mani un potenziale narrativo e visivo che sceneggiatori e location manager internazionali pagherebbero a peso d’oro per poter ricreare in studio, e che qui, invece, riposa autentico e intatto da secoli.

Il quartiere medievale di San Pellegrino è un set cinematografico naturale. Con i suoi profferli, i vicoli tortuosi e le piazze silenziose, è tra i più vasti e ben conservato “centro storico” medievale d’Europa. È vero, in passato ha ospitato alcune produzioni cinematografiche e televisive (da Il Maresciallo Rocca a I Borgia, fino ad alcune sequenze di Catch-22 e Il Decamerone), ma si tratta di episodi sporadici, frammentati, non frutto di una visione organica. San Pellegrino non ha bisogno di scenografie in cartapesta, è già pronto per il ciak.

Una miniera d’oro narrativa: sangue, conclavi e intrighi

 

Ma non c’è solo l’estetica. Le grandi produzioni moderne, da Game of Thrones in giù, cercano la “lore”, la storia, il dramma. E la storia di Viterbo è un thriller medievale a cielo aperto.

Basti pensare al Palazzo dei Papi e al primo, più lungo e cruento Conclave della storia della Chiesa (1268-1271). I cardinali chiusi a chiave (cum clave), il tetto scoperchiato dai viterbesi esasperati per forzare la decisione, le razioni di pane e acqua. O ancora, il brutale assassinio di Enrico di Cornovaglia nel 1271 all’interno della Chiesa di San Silvestro per mano di Guido di Montfort: una vendetta politica così sanguinosa ed eclatante da finire dritta nell’Inferno di Dante Alighieri.

Questi non sono solo aneddoti da guida turistica locale; sono sceneggiature già scritte, intrighi internazionali che mescolano potere temporale, spirituale e sangue, perfetti per le logiche della narrazione seriale e videoludica contemporanea.

Una sfida per la politica di oggi e di domani

 

Ecco perché il Medioevo della “Città dei Papi” non può più essere solo un vanto da sfoggiare nelle rievocazioni storiche, ma deve diventare la chiave di volta per una vera e propria nuova stagione dei Comuni per Viterbo. Un’epoca in cui la città torni a essere protagonista e padrona del proprio destino turistico e culturale. Serve un cambio di passo radicale da parte dell’amministrazione. Non si può più aspettare che le grandi produzioni, o i turisti, scoprano Viterbo per caso o per passaparola.

Questo è un appello alla giunta attuale e un monito per quella che verrà eletta il prossimo anno. È necessario mettere “a regime” questo patrimonio. Servono politiche aggressive di marketing territoriale: bisogna bussare alle porte delle Film Commission, invitare location manager internazionali, creare pacchetti attrattivi per le produzioni videoludiche e cinematografiche (sgravi fiscali locali, facilitazioni logistiche, zero burocrazia per i permessi).

Se Arezzo oggi sorride grazie ad Assassin’s Creed e Monteriggioni vive di rendita da quindici anni, Viterbo ha il dovere morale, storico ed economico di smettere di essere la bella addormentata del Lazio. Abbiamo le pietre, abbiamo le storie, abbiamo “il sangue”. È ora di iniziare a venderli al mondo.