Da Perugia a Roma: adescati su sito di incontri e poi violentati, menati e minacciati. Arrestati tre ventenni
Cronaca
13 Marzo 2026
Da Perugia a Roma: adescati su sito di incontri e poi violentati, menati e minacciati. Arrestati tre ventenni

I messaggi partivano dalla base operativa di Perugia

ROMA – Adescavano le vittime su una piattaforma di messaggistica. Una volta fissato l’appuntamento, dietro la prospettiva di una prestazione sessuale si nascondevano, invece, violente rapine e, in alcuni casi, estorsioni. È quanto ricostruito nel corso di una attività di indagine, condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, confluita in una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale ordinario di Roma nei confronti di tre giovani, di cui un cittadino rumeno di 23 anni e due italiani di 22 anni. L’attività investigativa ha preso avvio da una segnalazione del febbraio del 2023 di una associazione impegnata nella tutela della comunità LGBT, che, non sottovalutando i fenomeni discriminatori e di odio, ha sottoposto agli investigatori della Polizia di Stato la ricorrenza di un modus operandi che lasciava trapelare l’univoca paternità di nove distinti episodi.

I tre complici, con modalità brutali ed ingannevoli, avrebbero colpito a pochi giorni di distanza persone individuate proprio in ragione della loro vulnerabilità legata all’orientamento sessuale. Queste ultime sarebbero state inoltre intimidite con la minaccia di rivelare quanto accaduto ai familiari, nel tentativo di dissuaderle dal presentare denuncia. Nel dettaglio, il front man, da una base operativa a Perugia, contattava le vittime su una piattaforma di incontri, per poi raggiungerle a bordo della propria auto in corrispondenza dei domicili delle stesse o in punti di ritrovo precedentemente concordati, dove le “agganciava” per consumare, come stabilito, un rapporto sessuale.

Durante gli “appuntamenti”, tuttavia, in maniera estemporanea, i complici del front man uscivano dal baule del veicolo per aggredire le vittime a mani nude, così come, in alcune occasioni, anche con coltelli o strumenti atti ad offendere. In taluni episodi, le prognosi riportate dalle vittime hanno superato i 20 giorni. A tradire la banda, interprete di un copione criminoso seriale, sono stati alcuni dettagli del veicolo utilizzato, nonché i riconoscimenti effettuati dalle vittime, oltre all’analisi dei tabulati telefonici in uso agli indagati.

Il bottino delle rapine ha fruttato agli odierni indagati effetti personali, tra cui oggetti in oro e denaro contante.