MILANO – Clamoroso a San Siro. Già. Soprattutto per come è accaduto.. ciò che è accaduto. Partiamo subito dalla notizia macroscopicamente più rilevante: una settimana dopo il derby perso, l’Inter sbatte pure sull’Atalanta. Dea che inchioda i nerazzurri sull’uno a uno interno, un punteggio che può cambiare tante carte in tavola e che adesso sì, può riaprire a Milanello orizzonti fino a due settimana fa assolutamente fantascientifici.
Un’Inter che stavolta non può recriminarsi nulla. Perché seppur non al meglio e con qualche assenza sempre pesante (Calha, capitan Lautaro) la sblocca con Pio Esposito, la gestisce, la amministra. L’unico rimpianto, grosso, è non averla chiusa. E nel calcio, specialmente quando la ruota della fortuna spira evidentemente vento contrario come in queste settimane, rischi la beffa. Beffa che arriva a dieci dalla fine: Dumfries crolla su contrasto Sulemana, carambola Krstovic e pareggio atalantino. Una Dea che chiude addirittura in crescendo e rischia pur di tornar a casa col bottino grosso.
Finisce così, uno a uno tra fischi, polverone e polemiche. Furibondo Chivu, espulso. Nel finale ci sarebbe pur un contatto su Frattesi su cui il popolo interista grida vendetta. Sgomento nerazzurro soprattutto sul fallo non sanzionato su Dumfries che porterà all’avvallamento del pari atalantino: troppo debole secondo direzione arbitrale il contatto di Sulemana per fischiar fallo. Ed in tutto questo ne giova ed esulta il Milan, pronto a partire per Roma: se domani vince in casa Lazio torna a -5, allora sì che il campionato sarebbe davvero riaperto a due mesi dalla fine. Pazzesco, ma tutto vero.

