di Simona Tenentini
ROMA –Massimiliano Minnocci “Il Brasiliano” fa sul serio.
Qualche tempo fa sui suoi profili social era spuntato il manifesto con cui lanciava la sua candidatura a sindaco di Roma e molti, in quella circostanza, pensarono si trattasse di una fake news o di un’operazione ben congegnata di branding.
Del resto Minnocci, già a vedere il suo bel faccione cosparso di tatuaggi, non rappresenta certo anche visivamente, la figura rassicurante che un primo cittadino dovrebbe avere.
A leggere la sua bio poi, i dubbi risultano essere ancora più concreti.
“Nato nella capitale tra il 1978 e il 1979, è cresciuto vicino ad alcuni ambienti estremisti di stampo ideologico fascista e nazista – come testimoniato da alcuni suoi tatuaggi, tra cui quelli del volto di Mussolini e di Hitler – diventando successivamente uno dei capi Ultras più turbolenti e facinorosi della tribuna romanista. Massimiliano ha provato anche a farsi strada nel mondo della musica come rapper, ma la sua parentesi di vita a dir poco travagliata tra episodi di violenza e abusi di droghe è stata macchiata indelebilmente nel 2018, quando è stato arrestato per minaccia, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale dopo un controllo di Polizia a Pietralata.
Diventato una star dei social con il soprannome di “Il Brasiliano” dopo una vita segnata da abusi e reati vari, ha provato a mettersi alle spalle il passato e si è allontanato da posizioni estremiste e neofasciste.”
“Sono cambiato io anche Roma può cambiare”.
E’ questo lo slogan con il quale Minnocci conferma ed ufficializza la sua candidatura.
Non a sindaco però, ma a consigliere comunale con una sua lista civica, nè di destra nè di sinistra.
In un video postato su Instagram spiega le motivazioni alla base della sua decisione.
L’ obiettivo, dice, “non è diventare sindaco, perché guidare una città come Roma richiede competenze amministrative che io, con la quinta elementare, dove vado”.
Minnocci vuole entrare in Assemblea Capitolina come candidato sconfitto per “portare la voce di chi troppo spesso non viene ascoltato” e “le problematiche delle borgate e delle periferie”.
Non c’è solo strategia dietro la linea attuale di non schierarsi apertamente con nessun schieramento. “Credo che il comune di Roma non debba essere di destra o di sinistra – continua il Brasiliano -. Le grandi divisioni servono per i temi nazionali. A Roma i problemi sono altri: strade rotte, quartieri abbandonati, servizi che non arrivano nelle periferie”. La “voce sociale” in Campidoglio, questo promette di essere Minnocci, cresciuto fra le strade di Pietralata.

