Tra gli eventi sportivi più rilevanti previsti nel 2026 e che rischiano di subir conseguenze dell’esplosione del conflitto in Medioriente ci sono senz’altro i Mondiali di calcio, previsti in America a giugno. E gli States saranno proprio protagonisti, in quanto uno dei tre paesi ospitanti assieme a Messico e Canada. La novità è che l’Iran non vuole rinunciare alla spedizione iridata. La Federazione, adesso sì, vuole giocarle. Ma per farlo, una settimana dopo il meeting tra Infantino e Trump con cui la Fifa voleva garantirsi sicurezza organizzativa e far il punto col presidente degli Stati Uniti, ha chiesto espressamente di non giocare le partite già programmate del proprio girone negli States. “Poiché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato esplicitamente di non poter garantire la sicurezza della Nazionale iraniana, certamente non andremo in America. Stiamo attualmente negoziando con la FIFA affinché le partite dell’Iran ai Mondiali si svolgano in Messico”. L’Iran, tra l’altro, vanta un girone tra quelli calcisticamente meno mediatici. Giocabile, abbordabile. Per rientrare tra le prime 2 se non tra le migliori terze, se la può giocare. Il suo calendario descrive Nuova Zelanda a Los Angeles, Belgio sempre a Los Angeles, ed infine Egitto a Seattle. Tutte dimore a stelle e strisce: niente da fare, la Federazione impone lo spostamento delle tre gare in Messico.

