Lectio magistralis del giornalista Paolo Mieli: “La comunità prima di tutto”
VITERBO – “Restituire metodo al tempo, attraverso la cura: è questa la sfida che l’Università deve raccogliere oggi per difendere lo spazio della verifica, della critica e del giudizio contro la velocità che tutto consuma”. Con queste parole la rettrice Tiziana Laureti ha aperto ufficialmente l’anno accademico 2025/2026 dell’Università degli Studi della Tuscia a Viterbo. Una cerimonia storica per l’Ateneo, che vede per la prima volta una donna alla guida del rettorato.Nel suo discorso di insediamento a novembre la rettrice aveva tracciato la rotta del proprio mandato indicando tre parole chiave: Cura, Coraggio e Creatività.
Per questo primo anno inaugurale, Laureti ha scelto di soffermarsi in particolare sulla Cura, elevandola da principio astratto a vero e proprio metodo di lavoro, di cittadinanza e di formazione. L’università ha oggi il compito vitale di custodire il metodo a fronte di un presente segnato dal “rumore di fondo” dei social network e da un’intelligenza artificiale che accelera la produzione di contenuti non sempre fondati.
“Prendersi cura del sapere — ha spiegato — significa coltivare il senso critico e la capacità di argomentare prima di giungere a soluzioni affrettate. Coltivare la cultura come infrastruttura della libertà. Prendersi cura del futuro implica invece assumere la responsabilità pubblica della ricerca e delle alleanze con il territorio. Restituire metodo al tempo richiede di reintrodurre una sequenza ordinata del pensiero, dove il capire precede sempre il decidere”.
Proprio questa attenzione alla persona e ai percorsi di studio si riflette nell’analisi dei dati dell’Ateneo. Nonostante un trend positivo nelle iscrizioni per l’anno 2025/26 — con una crescita di circa l’1% delle matricole e di quasi il 5% degli iscritti totali — la Rettrice ha sollevato con franchezza il tema della fragilità del sistema universitario.In Italia il 20% degli immatricolati non prosegue al secondo anno, mentre alla Tuscia il dato raggiunge il 27%, una cifra che l’Ateneo intende contrastare con determinazione. Per rispondere a questa sfida è stato lanciato UniNeuralPath, un progetto pilota che utilizza report metacognitivi e un assistente conversazionale basato su AI, all’interno di un Piano Accademico Inclusivo, per supportare gli studenti nei momenti di maggiore complessità.Questa visione di “cura” si estende alla ricerca internazionale, dove l’Università della Tuscia si conferma protagonista con progetti che spaziano dalla fusione nucleare (iniziativa TRUST) alla biodiversità (approccio One Health), puntando a un “salto di scala” europeo con una presenza stabile a Bruxelles.La rettrice ha concluso il suo intervento con un forte appello alla cooperazione tra istituzioni: “In un’epoca che premia la risposta immediata, dobbiamo difendere la qualità del giudizio attraverso nuove alleanze e una cooperazione nella formazione che unisca tecnologia e umanesimo. Solo così l’università sarà autorevole, dimostrando che la conoscenza non è un prodotto, ma un bene comune di cui prendersi cura”. Il giornalista e saggista Paolo Mieli, nella sua lectio magistralis, ha sottolineato che: “Questa è una delle università più famose d’Italia e d’Europa e produce risultati eccellenti e valori di creatività più alti, probabilmente per il suo contesto che è più armonico di quello di altri atenei. Oggi mi sento emozionato, mi sento uno studente perché ricordo com’ero io. Siamo in tempi di guerra e la cosa migliore che si può fare in una stagione come questa è salvare la comunità, essere partecipi, nutrendo anche dubbi, non certi di avere verità in tasca”, Rivolgendosi agli studenti, Mieli ha aggiunto: “Persone formate del vostro livello servono ovunque. Bisogna dare molta importanza alla formazione e valorizzare l’essere parte di una comunità. Quindi cura, capacità di creare e il coraggio di affrontare tutto questo”.


