L’Alba del giorno dopo è tremendamente tumultuosa, in Africa. Calcisticamente parlando, si intenda, chiaramente. Il frastuono della decisione della CAF, la Confederazione Africana che in tarda serata ha deciso di ribaltare completamente l’esito dell’ultima AFCON revocando il titolo al Senegal e consegnandolo al Marocco, ha fatto il giro del mondo. Perché si parla di un qualcosa che, a questi livelli ed a questa portata, non può chiaramente aver precedenti.
La notte ha dipinto piazze in festa, in Marocco. In Senegal, sgomento. E lacrime. La Federazione ha promesso al suo popolo, però, che la battaglia non finisce qui. C’ha pensato Sow, il segretario generale della Federazione senegalese, ha parlar per tutti alla tv di stato: “Una vergogna per l’Africa. Questa decisione è una farsa che non poggia su alcuna base giuridica. Abbiamo avuto l’impressione che la commissione non fosse lì per applicare la legge, ma per eseguire un ordine. Non ci tireremo indietro. La legge è dalla nostra parte”.
Faranno ricorso. Già, nei prossimi giorni se non nelle prossime ore. I legali della Federazione sono già a lavoro: sarà ricorso al TAS, il noto Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna in Svizzera, un organismo indipendente, che già in passato ha risolto controversie legate allo sport. Una vicenda clamorosa, dunque, che adesso sembra destinata ad andare avanti per mesi. Altro che 120 minuti, quella finale di Rabat. Parliamo di una finalissima che durerà un’eternità. E se un evento di questo calibro si decide nei tribunali e non sul campo, ha perso proprio lo sport. Senz’altro pagina molto negativa del calcio africano.

