WATFORD – “Anche se hai lasciato Roma, non sarai solo”. Recita così la traduzione dello striscione che ha accolto le lacrime di commozione di Edoardo Bove dopo un’altra tappa così emozionante del suo progressivo ritorno a sentirsi eccome calciatore professionista.
Ieri, per l’esattezza, l’ultima tappa. E parliamo di una delle più desiderate, dopo quel ritorno in campo di oltre un mese. Parliamo del ritorno sul tabellino dei marcatori. Lui, mezzala completa, qualcuno che da sempre abbina fisicità a quel senso del gol di chi sa accompagnare l’azione.
Nel successo di un Watford in piena rincorsa ed a gonfie vele verso le parti nobili della classifica con ambizione playoff in Championship (la Serie B inglese), Edoardo Bove ha messo a segno la rete che ha sigillato i tre punti delle Hornets sul Wrexham: 3-1 al minuto 94, tap-in vincente da pochi passi a far esplodere il Vicarage Road.
Non segnava pensate da 506 giorni, quasi due anni. Storia e destini di una carriera ed un percorso mai banale, da quel Fiorentina-Roma 5-1 in cui inflisse il colpo del poker proprio alla sua ex squadra, lasciando definitivamente affondare l’allora progetto Ivan Juric.
Il gol che chiude la partita e fa partire la festa nella festa. Già, la festa nel sentimento. Va verso i suoi famigliari, va verso la gente, quella che ormai sente sua, quella che l’ha accudito: un popolo britannico già sensibile e che ha sposato la sua causa, la sua storia, il suo percorso, e si sente onorato di rendergli la terra promessa del suo ritorno ai massimi livelli. A volte, nel calcio, finalmente, lieto fine.


