Civitavecchia – Centro svuotato, identità perduta: negozi storici in fuga, avanzano minimarket e serrande chiuse
Cronaca
19 Marzo 2026
Civitavecchia – Centro svuotato, identità perduta: negozi storici in fuga, avanzano minimarket e serrande chiuse
La crisi si consuma nella città del litorale mentre l'amministrazione sembra impotente e senza alcuna idea

CIVITAVECCHIA – Il cuore di Civitavecchia cambia volto, e lo fa nel segno di una lenta ma profonda erosione. Tra il 2012 e il 2025, nel centro storico sono scomparse 114 attività commerciali: oltre un quinto del totale. Un dato che fotografa non solo una crisi economica, ma una trasformazione che incide sulla vita quotidiana e sull’identità stessa della città.

A lanciare l’allarme è Tullio Nunzi, sulla base delle elaborazioni dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa di Confcommercio e del Centro studi Guglielmo Tagliacarne. Il quadro che emerge è quello di un tessuto commerciale che si restringe proprio nei settori più legati alla quotidianità dei cittadini.

I numeri parlano chiaro: le edicole si sono quasi estinte, passando da 12 a 3. I distributori di carburante si sono dimezzati, le ferramenta sono scese sensibilmente, mentre negozi di abbigliamento e calzature hanno perso quasi la metà delle attività. Resistono, con minori variazioni, librerie e negozi di giocattoli, mentre cresce leggermente il comparto della telefonia.

Ma il dato più significativo è un altro: mentre arretrano i negozi di prossimità, avanzano le attività legate al turismo e al consumo veloce. Non tanto gli alberghi, quanto le strutture extralberghiere, aumentate in modo evidente nel centro storico. Un cambiamento che, insieme al numero crescente di locali vuoti, rischia di svuotare la città di funzioni e relazioni, prima ancora che di economia.

A colpire è anche ciò che si vede passeggiando per le vie del centro: serrande abbassate, insegne storiche scomparse e, al loro posto, una proliferazione di minimarket e negozi non specializzati, spesso indistinguibili tra loro. Una trasformazione che non pesa solo sugli operatori commerciali, ma anche sull’immagine turistica di Civitavecchia, sempre più distante dall’idea di un centro accogliente, riconoscibile e vivo.

Non mancano le anomalie: i bar, pur restando numerosi, risultano in calo, mentre aumentano in modo significativo le attività “ibride”, tra alimentari, discount ed empori. Una tendenza che, secondo Nunzi, rappresenta un segnale preoccupante anche sul piano sociale: «I negozi di vicinato e i mercati ambulanti sono un presidio fondamentale di socialità, servizio e sicurezza».

Da qui la richiesta di interventi urgenti: agevolazioni fiscali per le nuove attività, riduzione del costo del lavoro, meno burocrazia e una revisione del sistema fiscale che tenga conto del peso dei grandi operatori dell’e-commerce.

Sullo sfondo resta il nodo del porto e del turismo crocieristico: centinaia di migliaia di visitatori transitano ogni anno da Civitavecchia, senza che questo flusso si traduca in un beneficio reale per il commercio locale. La sfida, ora, è trasformare l’analisi in azione concreta. Il confronto si sposterà sul tavolo di coordinamento appena istituito, chiamato a dare risposte a una crisi che non è più solo economica, ma urbana e identitaria.