LATINA – Negli ultimi giorni si è registrato un incremento dei casi di Epatite A in provincia di Latina.
Si tratta di un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, che si trasmette per via oro-fecale attraverso acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta.
Ad oggi le segnalazioni sono 24, distribuite tra Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola e Terracina. I pazienti ricoverati sono 6, tutti in condizioni stabili e in reparti ordinari.La ASL di Latina ha immediatamente attivato le misure necessarie per contenere la diffusione del virus. È stata istituita una task force aziendale multidisciplinare, coordinata dalla Direzione Generale e composta da Dipartimento di Prevenzione, Sisp, Struttura di Igiene Alimenti di origine animale e UOC Malattie Infettive, in raccordo con SeReSMI e Regione Lazio.
Tra le attività già avviate figurano controlli rigorosi negli esercizi di ristorazione e nei punti vendita della provincia. Inviate inoltre ai Comuni e all’Ufficio scolastico provinciale comunicazioni sulle misure di prevenzione e contenimento.
Informati anche Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta sulle buone prassi da diffondere ai cittadini: accurata igienizzazione delle mani, consumo di alimenti ben lavati, evitare cibi crudi o poco cotti.
Con la Regione Lazio è infine in valutazione un piano straordinario di monitoraggio degli allevamenti di molluschi del territorio.
“La situazione è sotto controllo – a quanto ha dichiarato all’Adnkronos Salute Cosmo Del Borgo, dirigente della Uoc Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina – Da ieri ad oggi c’è solo una unità in più. Se la situazione rimane in questi termini, è assolutamente sotto controllo. Certo non possiamo escludere altre infezioni, non abbiamo però casi secondari legati a questi già esaminati. Il virus dell’epatite A ha un’incubazione di 50 giorni, questo non facilita le cose”.
Epatite A: sintomi, contagio e incubazione del virus
Per quanto riguarda poi i sei pazienti ricoverati in provincia di Latina, si tratta di persone con un’età media di 40-50 anni che presentavano classici sintomi della patologia: sclere itteriche, urine scure, feci più chiare e un problema epatico.
Prima di Latina, a Napoli si è registrato un picco di casi. “Probabilmente è legato al consumo di mitili contaminati – spiega l’infettivologo – Va ricordato che il virus ha un’incubazione che può arrivare a 50 giorni. Quindi ora stiamo vedendo i casi di fine febbraio. La Asl di Latina ha messo in campo una task force con controlli nell’intera filiera, il consiglio è di non mangiare pesce o molluschi crudi”. “La prima regola è l’igiene delle mani, poi cautela nel consumo dei cibi non cotti e preferire i prodotti cucinati perché il calore inattiva il virus. I crudi al ristorante andrebbero evitati”.

