BERGAMO – Proprio in uno dei giorni più cruciali del presente e del futuro della nazionale, il calcio italiano piange la scomparsa di uno di quei volti più iconici del suo novecentesco passato: s’è spento a 79 anni dopo una lunga malattia Giuseppe Savoldi.
Conosciuto da tutti come Beppe, fu una delle prime e seconde punte più eleganti degli anni ottanta. Calciatore di categoria, di una Serie A fortissima, iniziò a lasciar il suo marchio nella seconda metà degli anni settanta prima di divorar letteralmente le difese avversarie col suo finissimo mancino per tutto il decennio successivo. Per lui, con 168 marcature in massima serie, un posto fisso nella hall of fame del cuore delle tifoserie di Napoli, Bologna ed Atalanta, con cui aprì e chiuse la sua carriera. Ai tempi divenne pure recordman, quando gli azzurri per vincere lo Scudetto spesero ben 2 miliardi di vecchie lire: nessuno s’era mai spinto a spendere una cifra simile per un calciatore prima. Quello Scudetto, poi, arrivò soltanto con l’avvento di Maradona.
Suo figlio, Gianluca, chiaramente figlio d’arte, arrivò a toccare la Serie A con la Reggina, ma pur con caratteristiche tecniche analoghe non riuscì mai ad imporsi o a scrivere storia come il papà. Per Beppe anni novanta trascorsi a provar senza troppo successo la carriera d’allenatore sui polverosi campi di Serie C, prima di intraprendere con seguito quella da seconda voce nelle tv private a cavallo tra fine novanta ed anni duemila. Una delle figure a cui le tifoserie di Napoli, Atalanta e Bologna sono e saranno sempre più legate.

