LAZIO – Un esposto alla Guardia di Finanza per denunciare presunte manovre speculative sui carburanti. È l’iniziativa dell’Associazione di Base dei Consumatori, che punta il dito contro l’andamento dei prezzi alla pompa nelle ultime settimane.
Secondo l’associazione, l’impennata registrata tra fine febbraio e inizio marzo non sarebbe giustificata da reali dinamiche di mercato, ma da strategie mirate a sfruttare il clima di instabilità internazionale, in particolare le tensioni in Iran e nello Stretto di Hormuz.
Nel dettaglio, A.Ba.Co. evidenzia come tra il 27 febbraio e il 9 marzo 2026 il prezzo del petrolio Brent sia salito rapidamente da circa 72 a quasi 120 dollari al barile, per poi ridiscendere sotto quota 95 dollari già il giorno successivo. Un andamento che, secondo l’associazione, non si sarebbe riflesso nei prezzi al consumo, rimasti invece ancorati ai livelli massimi.
Proprio questa “asimmetria” è al centro dell’esposto: i carburanti venduti nei distributori – sostiene A.Ba.Co. – deriverebbero da scorte acquistate quando il greggio era su valori molto più bassi. Di conseguenza, gli aumenti immediati alla pompa non rispecchierebbero il costo reale del prodotto, ma piuttosto previsioni speculative legate a possibili futuri rialzi.
Nel mirino dell’associazione finiscono i principali operatori del settore, tra cui Eni, il gruppo API/IP e Kuwait Petroleum Italia, accusati di aver applicato rincari senza attendere l’esaurimento delle scorte acquistate a prezzi inferiori.
Un altro punto critico riguarda il recente decreto sulle accise. Nonostante il taglio di circa 25 centesimi al litro previsto dal Decreto Legge n. 33/2026, i prezzi al consumo non avrebbero registrato una riduzione proporzionale. Secondo A.Ba.Co., questo potrebbe indicare che il beneficio fiscale sia stato in parte assorbito dalle compagnie, mantenendo elevati i margini.
Nell’esposto si ipotizzano possibili violazioni degli articoli 501 e 501-bis del codice penale, relativi al rialzo fraudolento dei prezzi e alle manovre speculative su beni di prima necessità. L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul ruolo degli organismi di controllo, come l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e l’ARERA, ipotizzando una mancata vigilanza.
Tra le richieste avanzate alla Guardia di Finanza figurano il sequestro preventivo della documentazione contabile e degli eventuali extraprofitti maturati negli ultimi sei mesi, oltre a verifiche ispettive nei depositi fiscali. L’obiettivo è accertare i reali costi di approvvigionamento e la correttezza dei listini applicati rispetto all’andamento delle quotazioni internazionali.
Una vicenda che, se confermata, potrebbe aprire un nuovo fronte sul tema del caro carburanti e della tutela di consumatori e imprese.

