TUSCANIA – Le campagne di Tuscania sono sotto assedio. In pochi giorni, ben otto aziende agricole sono finite nel mirino di quella che ha tutti i contorni di una banda criminale organizzata e specializzata. Non si rubano più i vecchi attrezzi del mestiere, ma la tecnologia: i ladri puntano direttamente ai software e ai sofisticati componenti elettronici dei macchinari agricoli di ultima generazione.
Si tratta di veri e propri furti su commissione, eseguiti da chi sa esattamente dove mettere le mani. Il risultato è devastante per gli imprenditori: privati dei loro “cervelli” elettronici, i grandi trattori diventano macchine inerti e inutilizzabili.
Il tempismo di questi raid aggrava ulteriormente la situazione. I colpi sono stati messi a segno proprio mentre gli agricoltori tentavano di far ripartire la fase di semina, già ritardata a causa delle recenti avversità meteorologiche. La Coldiretti ha calcolato che l’impatto economico per ogni singola azienda colpita può arrivare a toccare i 20.000 euro, una cifra che somma il valore dei pezzi sottratti alle inevitabili spese di riparazione e al grave danno causato dal fermo delle attività.
I vertici di Coldiretti non nascondono la gravità del fenomeno. Maria Beatrice Ranucci, presidente provinciale di Viterbo, evidenzia come queste azioni criminali si accaniscano su un comparto agricolo già estremamente fragile. Le aziende stanno affrontando costi di produzione esorbitanti, con rincari record su energia e fertilizzanti dettati dalle tensioni internazionali. In un contesto simile, il furto di strumentazione essenziale rischia di dare il colpo di grazia a molte realtà produttive.
A farle eco è Patrizio Nicolai, presidente di Coldiretti Tuscania, che chiede di non sottovalutare l’allarme: non siamo più di fronte a episodi isolati. Chi lavora la terra garantisce la sicurezza alimentare e il presidio del territorio, ed è inaccettabile che debba operare nel costante timore di trovare, da un giorno all’altro, i propri mezzi sabotati e le proprie aziende depredate.

