ROMA – Riceviamo e pubblichiamo.
“Sono già diversi anni che abbiamo attuato l’integrazione dell’Ia nella didattica. Lo scopo principale per cui la usiamo è cercare, attraverso questo strumento, di personalizzare l’insegnamento per i nostri studenti. Così possiamo individuare il diverso modo di apprendere e programmare singolarmente per ciascuno”. Così, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire, fratel Alessandro Cacciotti, direttore dell’Istituto San Giuseppe De Merode di Roma, ha spiegato l’uso scolastico che in questa realtà si fa dell’Intelligenza Artificiale.
“Noi siamo orgogliosi di questo primato, siamo all’avanguardia. Come scuola siamo nati 175 anni fa ma siamo stati sempre aperti all’innovazione nella pedagogia e quindi anche ai nuovi ritrovati della tecnologia- ha sottolineato il direttore- In questo modo all’interno di una classe cambia il rapporto tra studenti e docenti, dove l’insegnante è a disposizione degli alunni per capire come lavorare meglio con loro. C’è maggiore integrazione, e poi c’è un uso intelligente della strumentazione tecnologica. Oggi abbiamo paura dell’Ia, oppure gli studenti la usano in maniera sbagliata, per evitare lo studio ad esempio. Noi questo vogliamo evitarlo, perché l’Ia non è uno strumento per semplificare ma per migliorare lo studio. Deve fare progredire”.
GIOVANNANGELO: “NON PARLIAMO DI INNOVAZIONE TECNOLOGICA MA DI INTEGRAZIONE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”
Il progetto adottato dal San Giuseppe De Merode si chiama Symbiotic Learning ed è coordinato da Aleardo Giovannangelo: “Abbiamo presentato il progetto all’ultima edizione di Didacta a Firenze, in due momenti. Il primo seminario è andato sold out in pochi giorni e lo stesso è accaduto per il secondo. Il nostro modello operativo- ha spiegato- integra l’intelligenza artificiale nelle classi con un duplice scopo: migliorare l’efficienza ed efficacia dell’insegnamento, e l’apprendimento degli studenti. Il riscontro avuto è stato eccellente.
Non parliamo di innovazione tecnologica ma di integrazione dell’intelligenza artificiale“.
Quindi “l’Ia non viene utilizzata come strumento per velocizzare le incombenze dell’insegnante e sostituirsi al pensiero dello studente. Noi vogliamo una scuola che pensi insieme all’Ia e questo successivamente porterà ad avere gruppi classe in cui si ragionerà insieme all’Ia per migliorare i livelli di apprendimento e le modalità di insegnamento- ha proseguito Giovannangelo- Per il docente noi pensiamo all’Ia come strumento per insegnare meglio, mentre per lo studente è un mezzo per approfondire il contenuto degli studi e sviluppare il pensiero critico”.
Il modello pensato dal De Merode “può essere replicato– ha concluso Giovannangelo- L’Ia entrerà a pieno titolo nelle scuole già dal prossimo anno. Il nostro vantaggio è che siamo già pronti e vogliamo quindi creare un sistema che veda più istituti collaborare affinché il modello venga portato avanti”. Il direttore Cacciotti ha già in mente una primo campo di condivisione del progetto: “Noi lasalliani abbiamo una rete di scuole in tutta Italia e li’ pensiamo di allargare questo progetto. Ma nello stesso tempo vogliamo svilupparlo integralmente in tutti i nostri corsi, dalla scuola primaria al liceo classico e scientifico. Per ora stiamo lavorando con i più piccoli ma vogliamo integrarlo piano piano anche nella classi del liceo, dove i ragazzi già usano l’Ia, ma vogliamo indirizzare questo strumento nel giusto canale: deve essere educativo”.

