ROMA / MONTEFIASCONE – Si terrà il prossimo 23 giugno l’udienza preliminare per Nicola Maccanico, ex amministratore delegato di Cinecittà spa, accusato dalla Procura di Roma di false comunicazioni sociali.
L’inchiesta, che coinvolge anche l’allora dirigente contabile Claudio Ranocchi, punta a far luce su presunti “utili fantasma” e perdite occultate nel biennio 2022-2023.
I bilanci nel mirino: utili dichiarati a fronte di perdite milionarie
Secondo i magistrati capitolini Giorgio Orano e Giuseppe Cascini, gli indagati avrebbero esposto «consapevolmente» fatti materiali non corrispondenti al vero per indurre in errore gli stakeholder.
Bilancio 2022: L’accusa contesta ricavi fittizi per 2,4 milioni di euro, ottenuti anticipando entrate del 2023 e omettendo note di credito. Ciò avrebbe permesso di dichiarare un utile di 1,8 milioni, nascondendo una perdita reale di 500 mila euro.
Bilancio 2023: Lo schema si sarebbe ripetuto con ricavi non conseguiti per 2,5 milioni e, soprattutto, attraverso la mancata contabilizzazione di costi per 5,5 milioni legati alle scenografie di grandi produzioni come “M. il figlio del secolo” e “Queer”.
Invece di una perdita di 6,7 milioni, il bilancio avrebbe riportato un utile di 1,3 milioni.
Maccanico, dimissionario da giugno 2024, vede ora come parti offese il Ministero dell’Economia e la stessa Cinecittà spa.
La dinastia Maccanico e il rifugio di Montefiascone

Antonio Maccanico
Mentre la cronaca giudiziaria scuote il presente di Nicola, il nome dei Maccanico resta indissolubilmente legato alla Tuscia, terra d’elezione del padre, il compianto Antonio Maccanico, figura chiave della Prima e Seconda Repubblica.
Il “Buen Retiro” sul Lago di Bolsena
Per decenni, la villa di Montefiascone – paese d’origine della moglie Marina Carrese – è stata il rifugio istituzionale e privato di Antonio Maccanico. Lontano dai palazzi romani, l’ex Ministro e Segretario Generale del Quirinale trascorreva qui i fine settimana e le estati, diventando un volto familiare per la comunità locale.
Appassionato tennista, era presenza fissa al Tennis Club di Viterbo, dove giocava storiche sfide di doppio insieme all’amico Adolfo Battaglia.
Il salvataggio di Civita di Bagnoregio
Il contributo più significativo di Maccanico al territorio viterbese è stato però culturale. Come storico presidente dell’Associazione Civita, fu tra i primi a intuire il potenziale di Civita di Bagnoregio. Alla fine degli anni ’80, si batté per sottrarre “la città che muore” all’oblio, trasformandola in un modello mondiale di sviluppo turistico ecosostenibile.
Ancora oggi, nonostante le tempeste giudiziarie che lambiscono l’ultima generazione, la villa di Montefiascone rimane il presidio della famiglia nel viterbese: un simbolo di quel legame profondo che portò Antonio Maccanico a essere considerato, a tutti gli effetti, un “viterbese d’adozione”.

