Si è spento Vittorio Messori, e con lui se ne va non solo un collega di rara eleganza formale, ma l’uomo che più di ogni altro ha saputo trasformare l’apologetica – l’antica arte di difendere la fede – in un fenomeno editoriale di massa.
Messori non era solo un giornalista; era un investigatore della storia, un cercatore di prove che aveva deciso di applicare il rigore del cronista ai misteri del Vangelo.
Il successo nato da un’ipotesi
Nato a Sassuolo nel 1941, Messori era cresciuto in un ambiente laico e razionalista. Fu la sua conversione, avvenuta durante gli studi universitari a Torino, a segnare il solco della sua intera esistenza. Da quel momento, la sua penna divenne uno strumento per indagare la “ragionevolezza” del cattolicesimo.
Nel 1976, con la pubblicazione di “Ipotesi su Gesù”, compì un miracolo editoriale: un libro di saggistica religiosa che scalò le classifiche mondiali, vendendo milioni di copie. Messori aveva capito che il pubblico non cercava solo devozione, ma risposte. Voleva sapere se quel Gesù di Nazaret fosse un mito o una realtà storica calpestabile. Con la sua scrittura asciutta e logica, offrì a milioni di lettori una “scommessa di Pascal” aggiornata all’era moderna.
L’intervistatore dei Papi
Il suo nome rimarrà per sempre legato a due momenti storici per la comunicazione della Chiesa. Fu lui, il giornalista laico ma profondamente credente, a rompere il muro di silenzio del Vaticano:
- Con “Rapporto sulla fede” (1985), la prima intervista-libro con l’allora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, Joseph Ratzinger, scuotendo le fondamenta della Chiesa post-conciliare.
- Con “Varcare la soglia della speranza” (1994), il primo volume in cui un Papa, Giovanni Paolo II, rispondeva direttamente alle domande di un giornalista.
In queste pagine, Messori non faceva sconti. Interrogava il sacro con la curiosità del reporter e il rispetto del fedele, senza mai cadere nel servilismo.
Lo stile e il ritiro
Messori ha vissuto gran parte della sua maturità lontano dai riflettori della mondanità giornalistica, nel suo ritiro di Desenzano del Garda, circondato da migliaia di libri. Da lì continuava a osservare il mondo con un pessimismo lucido verso la modernità, ma con un’incrollabile speranza verso l’Eterno.
Spesso controcorrente, talvolta polemico con le derive “progressiste” della Chiesa stessa, non ha mai rinunciato a quella che chiamava la sua “ossessione”: la verità storica dei fatti cristiani.
L’ultimo passaggio
Oggi, Vittorio Messori ha finalmente “varcato la soglia” di cui tanto ha scritto. Se ne va un giornalista che ha avuto il coraggio di essere “scandaloso” in un’epoca di relativismo, ricordandoci che la fede, per essere tale, non deve aver paura di passare attraverso il setaccio della ragione.
Alla famiglia e ai suoi lettori va il cordoglio della redazione e di tutti i colleghi che, pur da posizioni spesso distanti, non hanno potuto non ammirare la sua capacità di rendere il Mistero un fatto di cronaca.

