di Diego Galli
VITERBO – A quattro anni dall’insediamento della giunta guidata da Chiara Frontini, l’aria a Viterbo inizia a scaldarsi in vista delle elezioni amministrative del 2027. Mentre la prima cittadina rivendica i successi della sua amministrazione a colpi di manifesti affissi in tutta la città, dai banchi dell’opposizione arriva una bocciatura su tutta la linea. A guidare l’attacco è Andrea Micci, consigliere comunale in quota Lega, da molti cittadini percepito oggi come una delle poche voci capaci di fare un’opposizione reale e incisiva.
In una lunga intervista, Micci ha analizzato a tutto tondo l’operato del “Patto Civico”, smontandone la narrazione e tracciando un bilancio che definisce senza mezzi termini “fallimentare”.
Il “Patto Civico”? Solo fuffa e meriti altrui
Il primo nodo che Micci ci tiene a sciogliere è quello della coerenza politica: “Noi non abbiamo mai appoggiato la sindaca Frontini. Ci siamo schierati sin da subito all’opposizione”, precisa il consigliere del Carroccio. L’aspettativa iniziale, legata alla giovane età della sindaca e a una speranza di innovazione, si è presto scontrata con la realtà amministrativa. “Nel corso dei mesi abbiamo accertato che tutta la proposta politica del patto civico era ed è sostanzialmente fuffa. Hanno millantato una visione della città che poi hanno tradito”.
Secondo Micci, i risultati sbandierati oggi dall’amministrazione non sono frutto di una reale visione strategica, ma dell’eredità lasciata da chi li ha preceduti: i circa 18 milioni del bando periferie (amministrazione Michelini) e i 70 milioni del PNRR (amministrazione di centrodestra), messi a terra grazie al lavoro di un ufficio speciale voluto proprio dalla Lega. “Lei giova della visione di città che ha avuto qualcun altro”, chiosa Micci.
Un centro storico agonizzante e il disastro del PUMS
Il giudizio si fa ancora più severo quando si tocca il tema della viabilità e del centro storico. Micci punta il dito contro il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS): “Se tu, amministrazione, dai l’indirizzo di chiudere il centro storico alle auto, la società esterna ti fa un piano per blindarlo. Ma è una visione sbagliata. Pensare che per fare una piccola compera di mezz’ora si debba parcheggiare al cimitero di San Lazzaro e prendere una navetta significa decretare la morte definitiva di un centro che già soffre”.
L’approccio “a gamba tesa” della giunta ignora le differenze tra le varie aree del cuore cittadino (come Piazza della Morte rispetto a Fontana Grande) e si accompagna al totale nulla di fatto sui parcheggi interrati, rimasti solo promesse. Non mancano poi le stoccate sulla viabilità ordinaria, come il recente e discusso restringimento da tre a due corsie al semaforo, che per Micci rischia di generare caos e incidenti, o i costi raddoppiati dei parcheggi per coprire le spese della società Francigena.
La ricetta della Lega: oltre il “panem et circenses”
Di fronte a questa paralisi, qual è la proposta della Lega? Micci è netto: il centro non si salva solo con il “panem et circenses” degli eventi in piazza. Servono interventi strutturali basati su tre direttrici: Residenti, Commercio ed Eventi.
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Uffici in centro: Portare i dipendenti comunali nel cuore della città per generare un indotto quotidiano.
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Incentivi per i residenti: Sgravi sui tributi locali e sostegni per le giovani famiglie, per contrastare il crollo della natalità a Viterbo.
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Affitti calmierati (Leva IMU): Invece di spendere soldi per coprire le vetrine chiuse con le serigrafie, Micci propone di agire sull’IMU: “Se un locale è sfitto da anni, il Comune potrebbe agevolare il proprietario sull’IMU a patto che lo metta in affitto a prezzi calmierati”.
Sicurezza e Turismo: occasioni perse e “politica da PR”
Sul fronte sicurezza, l’esponente leghista bolla come inefficaci i “presidi fissi” della giunta, definiti semplici posti di blocco di due ore. La Lega aveva proposto l’utilizzo delle ex edicole per la Polizia Locale e l’attivazione del progetto “Strade Sicure” con l’Esercito in zone critiche come il Sacrario e San Faustino, proposte cadute nel vuoto.
Altrettanto caustico è il giudizio sulla gestione turistica e sull’anno Giubilare. Smentiti i trionfalismi su un presunto +25% di turismo, Micci evidenzia l’assenza di investimenti per valorizzare il brand “Città dei Papi”. Le strategie di marketing vengono ridicolizzate: dai manifesti affissi nelle stazioni romane deserte a Ferragosto, fino ai bigliettini di invito per la sera di Santa Rosa consegnati a mano dalla sindaca, un metodo paragonato a quello “dei PR in discoteca”.
I costi della politica e la “Cena dei Veleni”
C’è poi la questione morale e gestionale. Quella guidata da Chiara Frontini, sottolinea Micci, si è rivelata “l’amministrazione più costosa della storia di Viterbo” e quella con il maggior numero di incarichi diretti, spesso affidati ad aziende fuori regione con esiti discutibili (Micci ricorda ironicamente la scritta “SOTP” comparsa sull’asfalto al posto di “STOP” nei pressi del tribunale).
Un passaggio inevitabile riguarda il caso Bruzziches, la cosiddetta “cena dei veleni”. Pur non entrando nel merito giudiziario, Micci condanna fermamente il lato umano della vicenda: “È inaccettabile che un sindaco vada a casa di un consigliere e usi certi toni perché sta prendendo una strada diversa. Questo dimostra il modo di fare che ha avuto in questi quattro anni”.
Verso il 2027: unire per ricostruire
L’intervista si chiude con uno sguardo al futuro. Da qui alle prossime elezioni, la Lega lavorerà per l’unità del centrodestra, con l’obiettivo di ricucire un tessuto sociale che questa giunta ha lacerato.
L’accusa finale alla sindaca è forse la più pesante: aver diviso la città, azzerando la memoria di chi l’ha preceduta (mai un ex sindaco invitato ai tagli del nastro di opere avviate in passato) e criminalizzando il dissenso. “La narrazione per cui ‘chi critica l’amministrazione non ama Viterbo’ è di una violenza terrificante”, conclude Micci. “Non è vero: chi critica forse la ama ancora di più, e non ci sta a vederla trattata in questa maniera”.

