BOLOGNA – Aprile resta il mese più intenso e spettacolare per le coppe europee. Il ponte dai quarti alle semi, quando i giochi si fanno decisivi e arrivano fino in fondo davvero solo le migliori. L’Italia, sostanzialmente in tinta unita con quanto successo dieci giorni fa a Zenica col terzo Mondiale di fila saltato, non è stata in grado di portar mezza realtà tra le otto regine di Champions. In Europa e Conference League, però, due realtà speravano ancora di portar avanti l’orgoglio tricolore. Almeno al momento, però, non è stato minimamente. Per Bologna e Fiorentina infatti speranze ormai ridotte al lumicino.
Per matrici diverse, notte scorsa l’ennesima lezione del calcio inglese a quello italiano. A Bologna, quarti d’Europa League, i felsinei di Italiano hanno creato più che qualche grattacapo alla favoritissima della competizione, l’Aston Villa dell’istituzione Emery. Tra legni e grandi parate del Dibu, rossoblu anche sfortunati. Ma non può esser un caso che il migliore in campo del Bologna pensate sia stato Rowe, un inglese, unico a ritmo e qualità in grado di combattere quasi da solo nella ripresa lo strapotere e l’esperienza del Villa. Troppe sbavature, disattenzioni e superficialità per Italiano, che a questi livelli ancora una volta costano caro: inconcepibile trovar il gol dell’1-2 che riapre contesa per il ritorno prima di concedere all’ultimo respiro comunque l’-13, che incanala definitivamente la qualificazione. Più esperti, più tosti, più velenosi: troppo furbo Emery. In un’altra sola parola: più forti.
Lezione purissima invece quella inflitta alla Fiorentina. Che pure era stata brava in Serie A ad uscire dalle acque più torbide e potersi finalmente dedicare al desiderio Europeo. Quella Conference negli ultimi anni ormai più ossessione che vero e proprio sogno. E nemmeno stavolta è andata bene, anzi: Viola sbranata nel sud di Londra, Vanoli ormai con un piede e mezzo fuori. E non può esser giustificazione l’assenza di Kean. Tre a zero per il Palace, a spazzar via per ritmo, potenza ed intensità la Fiorentina dall’inizio alla fine. Incandescente Selhurst Park e rotoloni, la viola affonda. Inesorabilmente. E se dall’altra parte c’è chi mastica eccome calcio europeo come stratega Glasner, il gioco è fatto. Ha cucinato eccome, l’austriaco. Che dopo l’EL a Francoforte sogna di lasciare il Palace con una Conference dopo l’FA Cup. La somma fa sei reti a uno per la Premier alla Serie A, anche di giovedì. E l’unico marcatore italiano, pensate, viene proprio dall’Inghilterra.

