TARQUINIA – A distanza di ore dalla maxi operazione della Guardia di Finanza, emerge con maggiore chiarezza la portata del blitz che ha colpito il traffico di droga tra Tarquinia e il litorale.
Il bilancio è pesante: otto arresti in carcere, una misura cautelare con divieto di dimora e oltre 30 perquisizioni tra Lazio, Toscana e Lombardia. In campo più di cento finanzieri, coordinati dal comando provinciale di Viterbo, con il supporto di reparti arrivati anche da Pisa, Grosseto, Magenta e San Miniato.
Il “call center della droga” nei boschi della Tuscia
Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Civitavecchia, un’organizzazione radicata sul territorio e attiva nello spaccio di cocaina e hashish, con base operativa nell’area boschiva della Roccaccia.
Un sistema definito dagli inquirenti come un vero e proprio “call center dello spaccio”: attraverso app di messaggistica come WhatsApp e Telegram, i clienti ricevevano indicazioni precise su prezzi e punti di ritiro, raggiungendo i pusher nascosti tra la vegetazione.
Le indagini, avviate nel novembre 2024, hanno documentato oltre 750 episodi di cessione di droga, grazie anche all’analisi di più di 3mila conversazioni telefoniche e oltre 1.600 ore di video.
Sequestri e collegamenti fuori regione
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati stupefacenti, denaro contante e materiale per il confezionamento, che si aggiungono ai quantitativi già individuati durante l’attività investigativa: complessivamente circa due chili di cocaina e due chili di hashish.
La rete di approvvigionamento faceva capo in particolare alla Toscana, tra le province di Pisa e Grosseto, mentre il sistema logistico si reggeva anche sul supporto di fiancheggiatori italiani, che garantivano alloggi, mezzi e copertura agli spacciatori.
Un contesto criminale più ampio
L’operazione ha riportato alla luce anche episodi precedenti che delineano un contesto di forte tensione criminale. Tra gli indagati figura infatti anche un uomo di Tarquinia già vittima, nei mesi scorsi, di un violento sequestro con minacce di morte per questioni legate al denaro.
Elementi che, secondo gli investigatori, confermano la presenza di un sistema strutturato e radicato, capace di operare tra costa e entroterra, con collegamenti anche fuori regione.
Il blitz e il segnale al territorio
L’operazione, scattata all’alba tra sirene, posti di blocco e perquisizioni capillari, ha profondamente colpito la comunità locale. Un intervento imponente che, per molte ore, ha trasformato il territorio in un vero e proprio teatro operativo.
Il risultato, sottolineano gli inquirenti, rappresenta un duro colpo al traffico di stupefacenti nella Tuscia e sul litorale laziale, confermando l’attenzione delle Fiamme Gialle nel contrasto ai fenomeni criminali legati alla droga e all’arricchimento illecito.
Le indagini, tuttavia, non si fermano qui: nuovi sviluppi potrebbero emergere nei prossimi giorni, anche alla luce degli ulteriori accertamenti su eventuali ramificazioni della rete.

