MILANO – Il giorno dopo francamente brindisi. Puro, purissimo. Lecito, non potrebbe esser altrimenti. Perché nell’ultima disperata chance che Napoli possedeva per sognare, non solo non ha recuperato punti, bensì è stato ulteriormente distaccato. Festa Inter, quasi festa Scudetto, per cui ormai a questo punto manca solo l’aritmetica.
Nonostante rievocasse spiacevoli ricordi, la trasferta di Como rischia d’esser ricordata come quella che sancì in maniera sostanzialmente definitiva il 21° Scudetto nerazzurro. Un poker netto, in rimonta, restando sul pezzo e senza mai uscir dalla gara, colpendo nei momenti giusti le ingenuità della filosofia di Cesc Fabregas. Altra sliding door? Proprio il catalano era la prima scelta: Chivu invece arrivato in silenzio e di soppiatto non solo ha dominato un campionato e sbranato la concorrenza, ma se l’è portato a casa col 4-3 a casa del rivale.
A volte lo sport, così come la vita, regala destini romantici. Perfetti, quasi da film. Dalle lacrime dello scorso anno, quando sul Lago andava in scena l’ultimo atto di una stagione che complice fatiche europee significò lasciar lo Scudetto al Napoli, stavolta colpaccio in rimonta e fuga. Lautaro e Dumfries coi lacrimoni, per l’occasione persa, per quel tricolore sfumato. Proprio da quelle parti, al Sinigallia. Non sapevano che una settimana dopo, in Baviera, la loro stagione avrebbe assunto contorti devastanti.
Un anno dopo è cambiato tutto. Bravissimo Chivu a riaccendere un gruppo che, scavando in sè stesso, è tornato a dichiarare al resto della Penisola d’esser ancora quello più forte. L’Inter adesso è +9 a sole 6 giornate dalla fine. Perché no, si può già stappare entro la fine del mese d’aprile. Ma poco cambia, ormai è soltanto conto alla rovescia: l’Inter s’appresta a laurearsi di nuovo campione d’Italia.

