Non sono le ore migliori delle ultime settimane di Luciano Darderi. La scalata a Roma gli ha permesso di conquistare copertine, ha catturato i cuori del popolo azzurro, ha accesso Centrale e Foro Italico. Ha scelto, nonostante fatiche estenuanti, il 500 d’Amburgo come step propedeutico per Roland Garros. Perché dopo la storica semifinale di Roma, aveva voglia di rialzare un trofeo, evidentemente. E la tappa tedesca, oltre che di preparazione ad un difficilissimo e lunghissimo Roland, serviva proprio a questo. Un pochino come fece Cobolli oltreoceano, che a cavallo dei grandi 1000 americani scelse di puntar tutto a vincere il 500 d’Acapulco.
Ma stavolta il cammino non è andato come desiderato. Dopo due belle vittorie sulla scia capitolina al debutto, prima con Burruchaga quindi con uno dei padroni di casa come Hanfmann, ai quarti è stato letteralmente sentenzato da De Minaur. L’australiano, non a caso numero nove al mondo, ha spazzato via l’italoargentino: 6-0 e 6-3, un doppio set pesantissimo da incassare e da digerire. Esce male, soprattutto stanco, stremato. Nonostante quel rosso fosse la sua superficie preferita, De Minaur ha spiegato a tutti perché parliamo di un Top Ten.
Darderi resta in sedicesima posizione e non riesce ad arrivare fino in fondo. Qualche giorno di riposo in più? Cambia poco, anzi. Apparso stremato e nella peggior versione di sé, sul più bello, paga le fatiche di Roma, come ha ammesso papà Gino stesso. Adesso immediato trasferimento in Francia, ma difficile ambire ad un’altra scalata: Amburgo sarebbe stata perfetta.

