Frontini all’incontro con l’assessore Aronne e il responsabile scientifico prof Orazio Carpenzano
VITERBO – “Il centro storico è sempre al centro dei nostri pensieri e della politica amministrativa“. Non un giro di parole, ma quelle della sindaca Chiara Frontini in apertura della giornata di presentazione del Piano attuativo di recupero del centro storico realizzato da Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università Sapienza di Roma.
“Lo dobbiamo concepire come un mosaico – ha proseguito la prima cittadina – realizzazione di eventi, promozione, cura del verde, attenzione alle scuole, valorizzazione della mobilità, ognuno è un tassello dell’insieme, ma quello più grande è quello che è mancato fino ad oggi, con le criticità conseguenti, ed è quello della programmazione. Quella di cui oggi, qui, cominciamo a gettare le basi”.
Un piano realizzato con i soldi del bilancio comunale, dei cittadini, investiti sulla città per risultati “che si vedranno a medio termine, tra almeno dieci anni”, se l’iter amministrativo d’approvazione giungerà a termine.
Il piano attuativo di recupero del centro storico è uno strumento di pianificazione urbanistica, che guarda alla rigenerazione urbana per restituire centralità e attrattività al cuore della città, con l’obiettivo di garantire uno sviluppo ordinato, sostenibile e armonioso, volto a migliorare la qualità della vita dei cittadini e sanare le lacune tecniche e normative del vigente piano regolatore generale, risalente al 1979.
A prendere la parola il responsabile scientifico del Dipartimento di Architettura e Progetto, prof. Orazio Carpenzano.”Una città storica non è insieme di pietre ma un organismo vivente e complesso, l’identità profonda della città. Per analizzarla abbiamo utilizzato una metodologia di natura sistemica e messo insieme diverse discipline decodificando i bisogni della comunità“.
L’analisi si è concentrata sullo spopolamento del centro, con il 34% delle abitazioni vuote o occupate da non residenti, soprattutto San Faustino e San Pellegrino, nonostante sia quello maggiormente attrattivo dal punto di vista turistico e la profonda trasformazione economica e sociale, che vede un aumento critico dei canoni di locazione, un’incontenibile mutamento di abitazioni in strutture ricettive a danno della residenzialità permanente e il calo del 31% del valore di vendita negli ultimi sei anni.
“Pensiamo ad un centro che possa essere abitato anche negli anni a venire con garanzie su welfare e vivibilità. Lo abbiamo studiato partendo dalla parte “invisibile” con studi geologici delle sue cavità sotterranee per poi analizzarlo anche dall’alto, e scoprire la sua curiosa forma di un granchio con le chele aperte, dove è stata evidenziata un’ecologia urbana frammentata, e in città sempre più calde e con popolazione sempre più anziana, l’ombra di un albero diventa un diritto e non un lusso estetico” ha proseguito Carpenzano.
San Pellegrino e Pianoscarano.
“Due luoghi che rischiano di morire di successo – le parole del professore – e che non possono essere solo una vetrina da guardare, va incentivato il riuso abitativo e protetti i negozi storici. Zone che devono evolvere in uno spazio di convivialità nel rispetto della storia e delle esigenze quotidiane“.
Un transito verso il futuro che prevede un cambio di paradigma.
“Del centro storico dobbiamo valorizzare e narrare le grandi potenzialità e non le mancanze. Qui avete un immenso patrimonio che non può essere svenduto. La nostra è una promessa di cura per Viterbo, abbiamo messo in campo architetti, restauratori, tecnici e analisti per restituire il cuore della città alla sua comunità”.
Presto sarà on line un modulo sul sito del comune dove i cittadini potranno dare pareri e suggerimenti che saranno inoltrati direttamente a La Sapienza.
La sfida è quella di rispondere alle esigenze dei cittadini e alle necessità abitative, produttive, ambientali e sociali, imprescindibili, per tornare a vivere il cuore della città.

