MILANO – Le conseguenze del terremoto. Prime idee per ricostruire, ma è tremendamente difficile farlo se si trovano soltanto macerie. Il fallimento Champions ha fatto letteralmente andare su tutte le furie Cardinale, il patron del Milan che lunedì ha optato per una terremoto senza precedenti: fuori tutti, da Allegri a Furlani, oltre Tare e Moncada. C’è da ricostruire dirigenza, società e allenatore. Insomma, tutto. C’è da scegliere.. chi sceglierà.
Se Ibra, braccio destro di fiducia di Cardinale ed unico saldamente rinforzato, cerca di anticipare l’elezione di qualsiasi direttore e scegliere da sé il nuovo allenatore, c’è invece chi lavora per eleggere la nuova dirigenza. E le ultime ore parlano di un ritorno di fiamma clamoroso. Un nome come quello di Ralf Rangnick.
Già, proprio il commissario tecnico dell’Austria, con cui con ogni probabilità andrà al Mondiale. Fu chiamato per la prima volta nel 2020 per ricoprire il ruolo da allenatore del futuro, ma Pioli riconquistò tutti e non se ne fece nulla. Il tedesco ha fatto il suo percorso, le sue esperienze, non solo United ma pure e soprattutto ruoli dirigenziali. E proprio per un ruolo da dirigente il Milan sarebbe interessato ad offrirgli un incarico.
Ma Rangnick detta già le prime condizioni. Vuole aver pieni poteri ed autoritaria voce in capitolo sulle decisioni tecniche. Ambisce ad un ruolo da direttore tecnico, sostanzialmente nettare tra società e squadra. Vuol altresì però eleggere, e questa è la richiesta più importante, sia allenatore che direttore sportivo. Se Cardinale, ma soprattutto Ibra, dovessero accettare queste condizioni, c’è da mettersi subito a lavoro; ma soprattutto non è comunque chiaro se il commissario tecnico della nazionale austriaca sia disposto a lasciar già da subito l’incarico ed abbandonare i ragazzi proprio prima dei Mondiali. Insomma, contatti importanti, ma per nulla pista semplice.

