Il prossimo 22 giugno sarà il giorno delle fatidiche elezioni federali. Chiusi anche i ballottaggi e secondi turni per le amministrative e nuovi sindaci su tutta la Penisola, la prossima elezione che coinvolgerà il Paese riguarda uno degli aspetti a cui l’italiano tiene di più: il calcio. Che patisce ai giorni d’oggi un movimento in grande crisi, col terzo Mondiale di fila mancato, sostanzialmente ancora da guardare da casa.
Ecco che fra due settimane si scioglieranno definitivamente le riserve su chi erediterà il fallimento Gravina e si aggiudicherà la presidenza della FIGC. Tutto lascia presagire sia Giovanni Malagò, l’ex presidente del Coni e della Federazione Milano Cortina, che sostenuto dai grandi blocchi del calcio italiano come la Lega Serie A parte in netto vantaggio su Abete e con ogni probabilità sarà lui a dover rilanciare anche lo stesso movimento calcio.
Con lui prende sempre più corpo l’idea del ritorno di Roberto Mancini in sella per la Nazionale A. C’è da tanto da rifondare e la nazionale maggiore è divenuta specchio di ciò che non va, senz’altro. Ma c’è da rilanciare anche tra i più grandi un movimento in grado sì di qualificarsi ai Mondiali del 2030. Un progetto quadriennale che partirà in autunno. Mancini ha vinto l’indimenticato Europeo 2021 ma fallì, anche lui, la qualificazione ai Mondiali, in questo caso Qatar 2022.
Una ferita che vuol rimarginare. A Coverciano ha lasciato gran ricordo: è rivoluto. E sarebbe la prima scelta di Malagò, ancora di più di Antonio Conte. Non serve un biennale a tornare ai massimi livelli in Europa, serve ricostruire un progetto più lungo per il grande obiettivo: i Mondiali 2030, per l’appunto. Ecco perché pacatezza ed esperienza di Mancini in questo momento sono più avanti. Malagò e Roberto flirtano eccome: in questo momento in pole c’è proprio l’allenatore dell’Al Sadd.

