ROMA – Una sequenza di richieste di denaro scandite da minacce, intimidazioni e continui richiami alla propria appartenenza familiare in un contesto criminale radicato sul territorio: è quanto ricostruito dagli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Roma e del VI Distretto Casilino, coordinati dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura della Repubblica, nell’ambito di un’indagine culminata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un trentunenne romano, appartenente ad un noto clan della periferia est della Capitale.
Il provvedimento, emesso nei giorni scorsi, è stato notificato all’uomo nel carcere di Velletri, dove era già detenuto per altra causa. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra il dicembre del 2025 e l’aprile di quest’anno, l’indagato avrebbe preso di mira diversi esercizi commerciali del quadrante sud-est della città, avanzando richieste di denaro accompagnate da minacce e continui riferimenti al potere criminale della famiglia.
Il primo episodio si sarebbe verificato in un bar della zona di Tor Vergata. L’uomo avrebbe preteso la somma di 30 euro, dapprima dalla titolare e poi dagli avventori presenti, fino a rivolgersi al cognato della donna. Al rifiuto ricevuto, avrebbe reagito minacciando di gambizzare quest’ultimo.
In quel contesto, la sua presenza sarebbe stata resa ancora più inquietante dal fatto che si era presentato con una mano sporca di sangue, particolare -quest’ultimo- che avrebbe contribuito a rafforzare il messaggio intimidatorio.
Pochi giorni dopo, si sarebbe ripresentato davanti allo stesso esercizio commerciale a bordo della propria autovettura, in una dimostrazione di forza finalizzata a riaffermare la propria presenza sul territorio.
Tra il marzo e l’aprile di quest’anno, l’attenzione dell’uomo si sarebbe poi spostata su un ferramenta della stessa zona. Anche in questo caso, in più occasioni, avrebbe minacciato il titolare, la figlia, il nipote ed un dipendente dell’esercizio commerciale.
Nel primo episodio avrebbe preteso la consegna di 150 euro. Di fronte alla sua condotta aggressiva ed intimidatoria, la figlia del titolare avrebbe ceduto alla richiesta, consegnandogli la somma. Non pago di quanto ottenuto, due giorni dopo, tornato nel negozio, avrebbe chiesto l’acquisto di alcune bombolette spray e, dopo aver contestato il prezzo indicato dal dipendente, si sarebbe impossessato di due bombole di gas liquido approfittando di un momento di distrazione.
L’ultimo esercizio commerciale finito nel mirino sarebbe stato un centro scommesse. In una prima occasione, l’uomo avrebbe preteso la restituzione di 1.700 euro, che sosteneva di aver perso giocando, accompagnando la richiesta con atteggiamenti aggressivi e minacciosi.
Pochi giorni dopo, sarebbe tornato nel locale per pretendere denaro anche dagli avventori presenti.Le diverse condotte documentate nel corso delle indagini hanno consentito di delineare un quadro di sistematiche minacce e richiami alla propria appartenenza familiare, tese a riscuotere denaro ed a consolidare una condizione di assoggettamento delle vittime, alimentando la percezione di un controllo criminale sul territorio.
Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori della Polizia di Stato, coordinati dai PM del Dipartimento criminalità diffusa e grave, è stato accolto nella ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

