Dal cambio delle lenzuola ogni tre mesi, alla presa in carico al Ser.D “a pagamento”
VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un ex detenuto che scrive a nome dei reclusi della Terza Sezione A della Casa circondariale di Viterbo. Si tratta di una denuncia che raccoglie una serie di criticità riguardanti le condizioni detentive, l’organizzazione dell’istituto e alcuni episodi che, secondo quanto riferito, configurerebbero abusi e gravi disfunzioni.
Gentile Redazione,
sono un ex detenuto e scrivo a nome di tutti i detenuti della Terza Sezione della Casa circondariale di Viterbo.
Scrivo per denunciare pubblicamente gli abusi psicologici e fisici che derivano dal malfunzionamento dell’istituto e dalla cattiva gestione della direzione.
Nella sezione 3ª A i detenuti sono stati sottoposti al regime chiuso. Ci è stato detto che si tratta di una disposizione del DAP. Può anche essere vero, ma restano precise responsabilità della direzione, perché nella stessa sezione sono stati collocati detenuti particolarmente problematici che finiscono per creare tensioni, litigi e continui conflitti.
Questo accade perché non vengono utilizzate tutte le celle di isolamento. Non avendo sufficienti stanze disciplinari, i detenuti ritenuti problematici vengono inseriti nelle sezioni ordinarie, creando disagi a tutti gli altri. Così, invece di punire i singoli responsabili, si finisce per penalizzare un’intera sezione imponendo il regime chiuso.
Riteniamo inoltre che il magistrato di sorveglianza favorisca, con la propria inerzia, gli abusi psicologici e fisici che vengono commessi e ostacoli il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti.
Anche gli orari applicati alla Terza Sezione sono, a nostro avviso, discriminatori.
Gravissima è inoltre la carenza del personale di Polizia penitenziaria. Dopo la chiusura delle celle alle 18.30 gli agenti dovrebbero effettuare controlli periodici, almeno una volta ogni ora, per verificare lo stato di salute dei detenuti. Invece spesso ciò non avviene e, cosa ancora più grave, il posto di controllo rimane incustodito. Quando un detenuto tenta il suicidio o si sente male, l’intera sezione, oltre a suonare il campanello d’allarme, è costretta a fare la cosiddetta “battitura” per richiamare l’attenzione del personale.
La sanità interna è, a nostro giudizio, gravemente insufficiente, sia per le visite ordinarie sia per le urgenze.
Anche il Ser.D. presenta gravi criticità. I detenuti con dipendenza da crack o cocaina, non vengono presi in carico immediatamente. L’accesso ai percorsi terapeutici avverrebbe solo dopo aver sostenuto una spesa di circa 1.000 euro per l’analisi del capello, una situazione che riteniamo inaccettabile.
Anche il servizio lavanderia presenta numerosi problemi. Il cambio delle lenzuola, che dovrebbe avvenire ogni quindici giorni, spesso viene effettuato una sola volta al mese e, in alcuni casi, addirittura ogni due o tre mesi. Questo comporta evidenti rischi per l’igiene e per la salute, aumentando la possibilità di malattie della pelle.
Le docce sono fatiscenti e ricoperte di muffa.
Sono presenti blatte sia nei bagni sia nelle celle. I materassi sono ammuffiti e spesso mancano perfino i cuscini. La saletta ricreativa dispone di un tavolo da ping pong tenuto in piedi con cassette della frutta o scatole di cartone.
Anche il vitto è estremamente carente. Non crediamo che il Ministero approverebbe un’alimentazione che prevede, ad esempio, uova tre volte alla settimana insieme a ricotta e formaggini. Il responsabile della cucina della Polizia penitenziaria dovrebbe garantire, nel rispetto delle tabelle ministeriali, un’alimentazione adeguata per tutti i detenuti, senza discriminazioni di carattere religioso o culturale, come avviene negli altri istituti italiani. Invece vengono distribuiti anche alimenti di pessima qualità, come frutta ormai marcia.
Sono cambiate anche le modalità del sopravvitto. Prima la spesa si effettuava due volte alla settimana, il lunedì e il giovedì; oggi è possibile ordinarla soltanto il lunedì, compilando un modulo cartaceo.
Nonostante il denaro venga immediatamente prelevato dai conti correnti dei detenuti, la spesa arriva spesso incompleta per la mancanza dei prodotti ordinati. Questo rende complicati i recuperi successivi e si aggiunge ai prezzi troppo alti.
Si registrano inoltre continui smarrimenti delle pratiche necessarie per ottenere telefonate, videochiamate e chiamate straordinarie. Sarebbe sufficiente consentire l’utilizzo dell’autocertificazione per velocizzare molte procedure amministrative.
Particolarmente grave è l’operato di una squadra della Polizia penitenziaria incaricata di riportare l’istituto agli standard previsti. I detenuti denunciano invece comportamenti prepotenti e intimidatori, sia dal punto di vista psicologico sia fisico. Chi compie tali abusi, approfitterebbe del fatto che la parola dei detenuti viene spesso considerata priva di credibilità e, oltre agli abusi, rendono anche dichiarazioni false.
Infine, la prolungata assenza di acqua nelle celle durante molte ore della giornata, soprattutto con l’arrivo del caldo, costringe frequentemente i detenuti a violare il regolamento pur di riuscire a soddisfare bisogni essenziali.
Questa è la realtà che chiediamo venga portata all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni competenti, affinché vengano effettuati gli opportuni controlli e siano adottati gli interventi necessari per garantire condizioni di detenzione rispettose della dignità delle persone e conformi alla legge”.
Patrizio…

