Cgia Mestre, l’acqua dispersa in rete costa 9,8 miliardi all’anno, nel Lazio il volume di perdite più alto
Amministrazione, Società
11 Luglio 2026
Cgia Mestre, l’acqua dispersa in rete costa 9,8 miliardi all’anno, nel Lazio il volume di perdite più alto

VENEZIA – In Italia il 42% dell’acqua potabile immessa in rete viene dispersa, con un costo stimato di 9,8 miliardi all’anno. Lo rileva l’ufficio studi della Cgia, citando dati Istat 2022, in piena emergenza idrica estiva. Ogni giorno si perdono 157 litri per abitante. In totale, nel 2022, si sono persi 3,8 miliardi di metri cubi di acqua.

Le cause principali sono le rotture nelle condotte, l’età avanzata degli impianti, errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi.

Le città con le perdite più elevate sono Potenza (71%), Chieti (70,4%), L’Aquila (68,9%), Latina (67,7%) e Cosenza (66,5%). Le più virtuose sono Como (9,2%), Pavia (9,4%) e Monza (11%). Nel Sud non mancano però eccezioni positive: Lecce si ferma al 12%, meno di Milano (13,4%).

A livello regionale, la Basilicata registra la dispersione più alta (65,5%), seguita da Abruzzo (62,5%) e Molise (53,9%), mentre l’Emilia-Romagna è la più virtuosa (29,7%) davanti a Valle d’Aosta (29,8%) e Lombardia (31,8%).

Il Lazio è la regione con il costo economico delle perdite più elevato: 1,5 miliardi, seguita da Sicilia e Lombardia con poco più di un miliardo ciascuna.

L’Italia è anche il paese europeo con il prelievo idrico più alto, pari a 36,5 miliardi di metri cubi nel 2023, davanti a Spagna (33 miliardi) e Francia (26 miliardi). Il 49% va all’agricoltura, il 23% agli usi civili, il 18% all’industria e il 10% alla produzione di energia elettrica.

La crisi colpisce anche le imprese manifatturiere ad alta intensità idrica: estrattivo, tessile, petrolchimico, farmaceutico, ceramica e carta. La Cgia chiede un piano infrastrutturale urgente che includa il recupero dell’acqua piovana — oggi appena al 10% — e la realizzazione di nuove infrastrutture come vasche di laminazione, invasi e grandi adduzioni.

“In questa fase di cambiamento climatico – avverte l’istituto – non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa, anche per l’economia del territorio. Insomma, è necessario un piano infrastrutturale serio, investimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani”.