CIVITAVECCHIA – Riceviamo e pubblichiamo da Fabio Angeloni.
“Esiste una soglia minima di rispetto che separa una comunità civile dalla sua ineluttabile deriva: è quella che circonda i luoghi dove riposano i nostri cari.
A Civitavecchia, questa soglia è stata abbattuta da un’inerzia che ha il sapore amaro dell’abbandono e l’odore pungente dell’inefficienza.
La recente nota di CSP, che tenta goffamente di separare la manutenzione dei vialetti da quella della superficie delle lapidi, non è solo una risposta tecnicamente debole: è un manifesto di disonestà intellettuale.
Sostenere che le erbacce che soffocano i percorsi comuni e le superfici tra i sacelli o tra le tombe siano una questione di pertinenza privata è un insulto.
CSP incassa risorse pubbliche – parliamo di un milione di euro – per un servizio che, sulla carta, dovrebbe garantire la dignità degli spazi pubblici. Ma la realtà che si respira tra le tombe è opposta: vialetti dissestati, degrado diffuso e una gestione che appare più interessata a scaricare le responsabilità sui cittadini che a onorare il mandato contrattuale. Dietro le 12,5 unità assegnate al servizio si nasconde una voragine gestionale. Ben tre fonti interne all’amministrazione e a CSP, la cui attendibilità è confermata dal grado di dettaglio dei resoconti, descrivono una situazione che definire critica è un eufemismo.
Le testimonianze parlano di una forza lavoro tenuta in gran parte inoperosa, un tasso di assenteismo che tocca percentuali proibitive e, soprattutto, una piaga sommersa: la tossicodipendenza che, stando a queste fonti, permea quasi la totalità del personale addetto. Malgrado la richiesta di chiarimenti avanzata su questo tema (Pec ricevuta il 14/07/2026 ore 15.56.56) all’assessore alle Partecipate Florinda Tuoro, segnatamente su quanti lavoratori della CSP, con particolare riferimento agli autisti, si sottopongano ai controlli antidroga periodici previsti dai contratti e se avesse intenzione di procedere con l’esecuzione in danno per i servizi cimiteriali, al momento non è pervenuta nessuna risposta né alcun cenno sulla proposta di una sua intervista sulla situazione.

È una gestione che costa alla collettività 61.200 euro l’anno per addetto e ognuno incassa una retribuzione lorda media effettiva di 41.395 euro, non per spalare fango e seppellire ricordi, ma per lo più in attesa di disposizioni che non arrivano. Una cifra che, confrontata con l’incuria visibile, trasforma ogni singolo centesimo di spesa in uno schiaffo ai cittadini. Ci si deve chiedere: quale controllo esercita la dirigenza comunale? Esiste un pudore, una consapevolezza del peso di questo stipendio pagato con le tasse dei contribuenti? Viste le condizioni dei cimiteri chi ha il coraggio di firmare i mandati e la relativa “resa prestazione” in attuazione del contratto? L’unica via: l’esecuzione in danno È tempo di smetterla con le interlocuzioni diplomatiche. Quando un servizio pubblico essenziale viene meno in modo così sistematico, la politica non è più spettatrice: diventa complice.
La dirigenza e l’Amministrazione Comunale hanno il dovere, oggi più che mai, di esaminare seriamente la risoluzione del contratto per inadempimento. L’attivazione dell’esecuzione in danno non è più una possibilità remota, ma un atto dovuto di giustizia amministrativa. La sua omissione, di fronte a un quadro di inefficienze così conclamate e documentate, rischia di varcare il confine della responsabilità erariale e penale.
Basterebbe un solo esposto, una sola denuncia circostanziata, per aprire una breccia che la dirigenza farebbe molta fatica a fronteggiare con risposte sensate, senza rifugiarsi nel burocratese che di solito non piace alla giustizia, men che meno alle toghe della Corte dei Conti. Non stiamo parlando di erba che cresce o di marmi opachi. Stiamo parlando della memoria di una città. Pretendere, come fa CSP nella sua risposta, che i cittadini, già gravati dai diritti cimiteriali, debbano ricorrere a privati per pulire aree che dovrebbero essere curate dal servizio pubblico è la dimostrazione plastica di un fallimento totale. La vergogna non è solo di chi non pulisce; è di chi permette che questo degrado continui, di chi incassa stipendi cospicui mentre il rispetto per i defunti viene calpestato dalla negligenza.
Se l’Amministrazione non è in grado di esercitare il controllo, si faccia da parte, a cominciare dall’assessore-delegato-vattelapesca che, da ultimo, ha lasciato che CSP rispondesse con parole spruzzate al vento. Il silenzio dei morti non deve essere la copertura per l’irresponsabilità dei vivi.”


