Sabato di fuoco nel carcere Nicandro Izzo: 23 intossicati, un detenuto morto suicida, un altro salvato in extremis. A dieci giorni da un omicidio ancora senza un movente chiaro
VITERBO – Le fiamme sono partite poco dopo le 20, da alcuni materassi dati alle fiamme nella sezione precauzionale.
In pochi minuti il fumo ha invaso i corridoi fino a raggiungere l’infermeria. Quando i vigili del fuoco e i sanitari dell’Ares 118 sono riusciti a riportare la situazione sotto controllo, il bilancio era di 23 intossicati – diciassette detenuti e sei agenti, tra cui il comandante di reparto – e, nella stessa notte, la scoperta del corpo senza vita di un detenuto di 29 anni, morto suicida in cella. È la sintesi di quanto accaduto sabato 25 luglio nel carcere Nicandro Izzo di Mammagialla, l’ultimo capitolo di una sequenza di eventi che in dieci giorni ha messo a nudo tutte le fragilità dell’istituto viterbese: un omicidio durante l’ora d’aria, un rogo doloso, un suicidio e un tentato suicidio sventato in tempo dalla polizia penitenziaria. Un impianto già sotto pressione Non è un caso isolato.
Il Nicandro Izzo ha una capienza regolamentare di 440 posti ma a metà luglio ospitava 669 detenuti, quasi il 170% della soglia prevista.
Mancano anche gli agenti: a fronte di un organico previsto di circa 330 unità, quelle realmente in servizio sono circa 260. È in questo scenario di sovraffollamento cronico e carenza di personale che il 16 luglio, durante l’ora d’aria, è scoppiata la rissa tra due gruppi rivali nel cortile dei passeggi: il 26enne marocchino Mohamed Chaanoun è morto per una coltellata alle spalle, inferta con uno stiletto artigianale.
Il detenuto che non ce l’ha fatta Tra gli otto indagati per quella rissa, finita anche con un’accusa di concorso in omicidio per sei di loro, c’era Abdelkabir Talha, 29 anni, connazionale della vittima. Non ha fatto in tempo a difendersi in aula: si è tolto la vita proprio nella notte del rogo, dieci giorni dopo l’aggressione. “Ci stavamo preparando a chiedere gli arresti domiciliari, aveva ripreso ad andare in palestra: non c’era alcun segnale”, racconta la sua legale, l’avvocata Monica Fortuna, ancora incredula.
La procura ha aperto un fascicolo autonomo sulla sua morte, affidato alla pm Veronica Buonocore: l’autopsia, comprensiva di esami tossicologici, è in programma per domani, a cura del medico legale Benedetta Baldari.
Le due inchieste parallele Sul fronte investigativo, la squadra mobile e la polizia scientifica – con il supporto della polizia penitenziaria – lavorano su due binari distinti: da un lato la rissa sfociata nell’omicidio di Chaanoun, coordinata dal pm Flavio Serracchiani; dall’altro i fatti del weekend – rogo, suicidio e tentato suicidio – seguiti dalla pm Buonocore. Al centro degli accertamenti anche le immagini delle telecamere interne, utili a ricostruire non solo la dinamica dell’omicidio ma un possibile filo che lega i disordini del 16 e del 25 luglio, senza escludere l’ipotesi di un tentativo di rivolta.
Il clima resta teso: il giorno dopo l’omicidio, il 17 luglio, due agenti della penitenziaria erano già stati aggrediti a colpi di sedia. Sindacati e associazioni per i diritti dei detenuti chiedono da mesi interventi urgenti su un sistema che, denunciano, “non regge più”.
Gli indagati per rissa aggravata e omicidio in concorso
Moustafa Ayari – nato il 17/08/1977 in Algeria
Mohamed Tborbi – nato il 27/01/1995 in Libia
Bilel Louati – nato il 24/08/1986 in Libia
Alessandro Mancin – nato il 24/11/1981 a Latina
Hamza Saoud – nato il 28/02/1998 a Latina
Kais Khader – nato il 30/04/2003 in Tunisia
Haroun Khalifa – nato il 05/09/1994 in Tunisia
Abdelkabir Talha – nato il 24/04/1997 in Marocco, deceduto il 26/07/2026 nel carcere Nicandro Izzo
Indagati per il solo reato di rissa aggravata
Mustapha Mossajia – nato il 16/06/2000 in Marocco
Ayoub Sellak – nato il 27/08/1992 in Marocco

