Alla fine s’è arreso a Fils. Una semifinale combattuta, giocata alla grande, comunque. A viso aperto e con quel grande carattere che, quello sì, l’ha sempre contraddistinto. 6-4 e 6-3, senz’altro, ma non è stata minimamente una gara da bocciare: per il protagonista della settimana azzurra, Flavio Cobolli, l’ha fatta da padrona soltanto la plausibile e naturale stanchezza; ma soprattutto, dall’altra parte, ha trovato un Fils al tennis più straordinario della sua carriera.
Non sarà arrivata quella Cincinnati in cui è stato tra i protagonisti più assoluti con un cammino mozzafiato, ma proprio quel percorso che ha emozionato pieno di grinta, carattere, rimonte e controrimonte paga eccome. Consegna al gioiellino capitolino finalmente sbocciato i suoi frutti: il suo best ranking. Altro che breccia in Top Ten, adesso è addirittura Top Six.
E non è un caso. Non può esserlo. Perché nello sport, come nella vita, se metti i mattoncini torna tutto. Per tutta la settimana abbiamo decantato come Cobolli sia riuscito a realizzare quel fatidico salto di qualità: oggi grinta e carattere esuberante non fanno più rima con superficialità, bensì con rimonte e grande determinazione nei momenti più difficili delle gare più tese, quelle più importanti. Di pari passo, soprattutto, adesso sa leggere bene quegli stessi momenti: con freddezza e lucidità, proprio come i grandi campioni. Adesso US Open, poi Top Five?

