Ordigno contro Ranucci, reticenze e dubbi sull’esplosivo: tre presunti esecutori restano in carcere
Cronaca
1 Settembre 2026
Ordigno contro Ranucci, reticenze e dubbi sull’esplosivo: tre presunti esecutori restano in carcere

ROMA – Il gip di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per tre dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Per Marika De Filippis restano invece gli arresti domiciliari.

Alla base della decisione vi sarebbero, tra gli altri elementi, le spiegazioni ritenute non convincenti fornite dagli indagati sulle fasi preparatorie dell’azione. Secondo quanto apprende LaPresse, il giudice avrebbe rilevato anche le reticenze emerse negli interrogatori svolti la scorsa settimana nel carcere di Rebibbia.

Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, ascoltati dai pubblici ministeri, hanno dichiarato di conoscere soltanto Gomes Tavares, indicato come factotum di Valter Lavitola. I due hanno escluso di aver avuto rapporti sia con il presunto mandante sia con Ranucci.

Secondo la loro versione, sarebbe stato Tavares a ordinare di collocare l’ordigno davanti alla villetta del giornalista. Gli indagati hanno inoltre sostenuto di “non voler fare del male a nessuno”, attribuendo a Tavares anche la responsabilità del reperimento dell’esplosivo.

Una ricostruzione che non avrebbe convinto né gli investigatori né il gip. Per la Procura, infatti, l’ordigno non sarebbe stato realizzato con materiale esplosivo plastico fornito da Tavares, ma con esplosivo proveniente da una cava e reperito direttamente da D’Avino.

Il giudice ritiene inoltre poco plausibile che chi avrebbe materialmente posizionato il congegno davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia, non ne conoscesse composizione e caratteristiche.

L’inchiesta resta aperta anche sulle posizioni degli altri indagati. Saverio Mutone, detenuto nel carcere di Rebibbia, sarà interrogato nei prossimi giorni.