TORINO – Cinque giornate di campionato e tumulto d’emozione. Risultati a sorpresa, città che sognano, classifica compatta e finalmente la percezione che tutto possa succedere, che nulla sia scontato e che soprattutto ogni realtà possa ambire a traguardi più importanti di quelli prefissati. La sosta ci lascia tutto questo. Uno stop proprio sul più bello, quando l’antipastino già ingolosiva, chissà quanto soffriranno l’astinenza tra l’altro tutti quei milioni di fantallenatori sparsi tutta la penisola.
La domenica d’A ha sviscerato diversi temi. Il primo è l’ossigeno per Luciano Spalletti. Che tra NEC ed Atalanta s’è rimesso a posto, eccome. La Juve ha prima convinto, quindi vinto. Ha superato un esame particolarmente delicato, come l’Atalanta di Sarri, con un 2-0 siglato Conceicao e Bremer che porta punti, riabbraccia solidità e permette a Spalletti di scacciare fantasmi contiani. Qualcuno, soltanto una settimana fa, contestava ed ambiva al ritorno di Conte, tra la tifoseria. Non sarà così: s’è ripresa la direzione giusta.
Chi rischia pesantemente è De Rossi. Contestato col suo Genoa, sconfitto pure a Parma: Grifone fanalino di coda con un solo punto all’attivo, sosta che spesso diventa fatale in queste circostante, ore di riflessione in Liguria, ma l’impressione e la sensazione è che la società possa ancor confermare fiducia a DDR.
A proposito di cantieri aperti, sfruttando un calendario piuttosto abbordabile, si restituisce ossigeno pure Ruben Amorim. Che all’ultima prima della sosta onora San Siro rilanciando i big, i senatori, quelli che non deludono e quelli che, tra mille suoi esperimenti, erano finiti in panchina: il Milan demolisce 3-0 il Lecce e non è un caso che trascinino a referto proprio Rabiot e Pulisic, come lo stesso Moreira. Milan che sale ad 11, più del quotatissimo Como, più della stessa Juventus.

