Il Consiglio di disciplina dei giornalisti del Piemonte definisce “inesatta” la frase dell’editoriale sul finanziamento USA a Maidan, ma decide il non luogo a procedere. Il giornalista civitavecchiese: «Una vittoria di Pirro, un capolavoro pilatesco»
Civitavecchia – Ha avuto ragione nel merito, ma non ha ottenuto alcuna sanzione. È l’esito dell’esposto presentato da Marco Setaccioli, giornalista e attivista civitavecchiese impegnato come volontario a sostegno dell’Ucraina, contro il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio.
Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, nella seduta del 10 settembre 2026, ha deliberato di rinunciare all’azione disciplinare e il non luogo a procedere nei confronti di Travaglio.
La decisione è stata depositata il 17 settembre. Nella motivazione, però, il Consiglio riconosce che l’affermazione contestata era inesatta.
L’esposto
Al centro della vicenda c’è l’editoriale di Travaglio del 3 marzo 2026. Secondo quanto ricostruito nella delibera, il testo attribuiva a Victoria Nuland, ex numero due del Dipartimento di Stato americano, una frase secondo cui gli Stati Uniti avrebbero stanziato 5 miliardi di dollari per finanziare le rivolte di Maidan. Setaccioli ha contestato questa ricostruzione portando il video e la trascrizione ufficiale dell’intervento di Nuland alla U.S.-Ukraine Foundation Conference del 13 dicembre 2013. Gli accertamenti del collegio istruttorio, composto da Emmanuela Banfo (consigliera istruttrice), Patrizia Foresto (segretaria) e Luigi Li Veli (consigliere), hanno confermato che i finanziamenti ci sono stati. Secondo la delibera, però, sono stati erogati in un arco di oltre vent’anni a sostegno del processo di democratizzazione dell’Ucraina e non erano destinati a un fatto specifico come Maidan.
Cosa scrive l’Ordine
Nella motivazione il Consiglio osserva che l’uso di una frase estrapolata da un contesto più ampio «può in effetti indurre ad errore chi legge o ascolta il giornalista, opinionista anche in una trasmissione televisiva della Nove».
Richiama poi l’articolo 5 del Codice deontologico, che impone di non «omettere fatti o particolari indispensabili alla completezza dell’informazione».
Secondo il Consiglio, questo principio va però bilanciato con l’articolo 1, che tutela la libertà di informazione e di critica. La delibera rileva che il giornale diretto da Travaglio e i suoi interventi pubblici, anche televisivi, «sono apertamente orientati».
In questo quadro, prosegue il testo, «sarebbe pretestuoso pretendere una neutralità e una completezza d’esposizione di dati».
Il Consiglio ritiene inoltre «incongrua» l’estrapolazione di una singola frase su Nuland, «per quanto inesatta essa fosse», da un intervento più ampio.
«Appare indubbio che Travaglio abbia usato la dichiarazione di Nuland sui finanziamenti all’Ucraina in una sintesi scorretta dal punto di vista formale», si legge ancora, «ma non di meno il suo ragionamento ha un’ampiezza che oltrepassa quella singola locuzione».
La sua analisi del conflitto russo-ucraino, conclude il Consiglio, è personale, «sia essa condivisibile o meno». C’è infine un argomento giuridico che il Consiglio considera decisivo.
Richiamando una sentenza della Cassazione civile, sezione III, del 24 aprile 2008, la delibera ricorda che la richiesta di rettifica spetta al soggetto interessato, perché ha una finalità riparatoria. In questo caso, quindi, toccherebbe a Victoria Nuland.
La reazione di Setaccioli
Setaccioli ha commentato la decisione su Facebook con un post intitolato «Travaglio mente, lo conferma l’Ordine!».
A suo giudizio, per la prima volta l’Ordine dei giornalisti mette nero su bianco che il direttore del Fatto non dice la verità e che i suoi interventi sono di parte. «Il Consiglio di Disciplina mi ha dato ragione su tutta la linea», scrive.
Il giornalista ammette però che si tratta di «una vittoria di Pirro», visto che non è stata avviata alcuna azione disciplinare. Contesta duramente le motivazioni dell’archiviazione, in particolare l’idea che la faziosità dichiarata di Travaglio lo esoneri dall’obbligo di un’informazione neutrale e il rinvio alla stessa Nuland per la rettifica. «Prendiamola a ridere», commenta su quest’ultimo punto. Per Setaccioli la delibera è «un capolavoro pilatesco».
Da un lato, sostiene, «seppellisce il nostro codice deontologico, trattando menzogne alla stregua di opinioni».
Dall’altro «mette una pietra tombale sulla credibilità» di chi, sull’Ucraina, scrive e dice cose che a suo avviso non hanno alcun legame con la realtà.

