ROMA – Uniformare il linguaggio medico, accorciare drasticamente i tempi delle diagnosi e mettere in rete i centri d’eccellenza per abbattere le disuguaglianze sanitarie. È la complessa sfida lanciata direttamente dalla Sala Stampa della Camera dei Deputati, dove nella giornata di giovedì 29 ottobre è stato presentato il Documento di Consenso volto a ridisegnare il contrasto alle patologie renali rare e croniche (intitolato ‘Dal referto alla rete: standard comuni per la diagnosi istopatologica’).
L’iniziativa, promossa dalla deputata Ilenia Malavasi (membro della XII Commissione) con il contributo non condizionante di Sobi Italia, punta a rivoluzionare l’approccio clinico e organizzativo. Secondo la parlamentare, l’adozione di criteri diagnostici unificati e codici condivisi è il passaggio cruciale per alimentare i registri di patologia e strutturare una vera e propria rete di centri di riferimento. L’obiettivo, ha spiegato Malavasi, è garantire a tutti i cittadini “uniformità di accesso, equità, appropriatezza diagnostica e qualità del percorso terapeutico”, a prescindere dal cap di residenza.
Il nodo vitale resta però il fattore tempo, come ha ribadito con forza Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia (Sin). Il professore ha ricordato che la diagnosi precoce, specie per insidie come le glomerulonefriti, è legata a doppio filo alla tempestività della biopsia renale e alla capacità di intercettare subito i primi segnali, come le anomalie urinarie. Una tempestività che passa obbligatoriamente per la standardizzazione dei referti delle biopsie, un tema sollevato da Antonella Barreca (dirigente medico della Città della Salute di Torino e coordinatrice Siapec): «È fondamentale parlare un linguaggio comune nei referti di anatomia patologica per comparare i risultati tra i vari centri regionali e favorire equità nelle cure».
La vera rivoluzione organizzativa passa infine per il digitale. Manuela Tamburo De Bella, esponente di Agenas, ha evidenziato il ruolo imprescindibile delle reti cliniche per la presa in carico del malato, dalla diagnosi fino alla valutazione degli esiti. In questo scacchiere, un’arma decisiva si conferma la telepatologia: concentrare l’attività diagnostica in hub iper-specializzati e interconnessi permetterebbe infatti di azzerare le attese per gli esami istologici, risparmiando ai pazienti faticosi spostamenti sul territorio nazionale.

