Politica
22 Aprile 2013
''Zona industriale, il Consorzio è da rifare''

di MARCO SETACCIOLI

«Il consorzio per la Zona Industriale così com’è non ha le capacità per svolgere il ruolo che gli è stato affidato, anche perché finora sono mancati la programmazione e la volontà di mettere l’ente nelle condizioni di funzionare». A parlare così è proprio il presidente del Consorzio Maria Cristina Riccetti, noto avvocato cittadino, che, scelta dall’allora sindaco Saladini nelle file della sua lista civica, solo da pochi mesi guida il consorzio. Poco tempo dunque, ma che è bastato al presidente per farsi un’idea ben precisa dei limiti, spesso invalicabili, di un ente creato, spiega, «con un equivoco di fondo. Il Consorzio – afferma Riccetti – era stato pensato, in origine, con il solo scopo di gestire le opere di urbanizzazione, ma poi è stato dotato di uno statuto che ricalca quello di un consorzio di sviluppo vero e proprio». Un “peccato originale” che ha poi ingenerato squilibri di tipo innanzitutto gestionale, a partire dalla stessa amministrazione. «Non appena messo piede al Consorzio – racconta infatti il presidente – abbiamo appurato che i compensi stabiliti per il cda erano esagerati se paragonati alle mansioni svolte. Per questo ho ritenuto opportuno azzerarli, a partire proprio dalla mia indennità, anche per riportare in equilibrio il bilancio». Una decisione coraggiosa, che ha permesso di ricucire i rapporti con i 100 imprenditori circa, che oggi rappresentano la parte privata, e che va di pari passo con la convinzione che anche «il numero di consiglieri di amministrazione, oggi cinque (tre, tra i quali il presidente, nominati dal Comune e due scelti dai soci privati), vada ridotto e che al Pincio vada data la sola presidenza, anche per non cedere alla tentazione di utilizzare l’ente per sistemare qualche ‘‘politico irrequieto’’. Tutto questo naturalmente va inserito ZONAnell’obiettivo più generale di valorizzare la partecipazione privata e comprimere al massimo quella pubblica, che in alcuni casi più che un aiuto è una vera zavorra. Penso ad esempio ai finanziamenti, che molto spesso non arrivano perché, avendo il Pincio una quota maggioritaria, andrebbero di fatto in favore di un ente pubblico». È da qui che, secondo Riccetti, occorre partire per ristrutturare l’ente, «che necessita – dice – di una riorganizzazione radicale, che sia accompagnata però dalla presenza stabile di un partner pubblico, di referenti poltici che garantiscano una stabilità amministrativa, ai quali spetta il ruolo di programmazione territoriale, la stessa che in questi anni è mancata e che rende enti utili come il Consorzio della Zona Industriale, solo delle dispendiose strutture, che non producono risultati, la cui gestione è oggi affidata all’iniziativa personale. Serve – conclude Riccetti – una generale maturazione della classe politica, che passi attraverso cose semplici come la pubblicazione dei compensi che percepiscono gli amministratori. Ma la recente esclusione della Lista Saladini dal tavolo dell’Unione mi sembra che vada semmai nella direzione opposta».