«Nessuno dovrebbe permettersi di comadare in casa d'altri»
Scuola e Università
21 Agosto 2019
«Nessuno dovrebbe permettersi di comadare in casa d'altri»

LADISPOLI – «Ai genitori rimane l’interesse legittimo a far consumare il pasto casalingo in quanto, come stabilito dalle stesse Sezioni Riunite della Corte di Cassazione, resta in capo alle autonomie scolastiche la possibilità di far consumare il pasto portato da casa o meno in base alle deliberazioni dei competenti organi collegiali o appellandosi eventualmente al giudice amministrativo, nel caso tale diritto sia negato». Il dirigente scolastico della Corrado Melone, Riccardo Agresti, non molla. Le porte della scuola, anzi della mensa, sono aperte anche a quei bambini che anziché usufruire del servizio di refezione scolastica fornito dal Comune decidono di consumare un pasto preparato direttamente dai propri genitori a casa. Nei giorni scorsi infatti, l’assessore alla Pubblica Istruzione Lucia Cordeschi, alla luce della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che aveva bocciato la richiesta dei genitori di far consumare il pasto da casa ai bambini, aveva invitato i genitori che lo scorso anno avevano sospeso il servizio a riavviarlo in tempi brevi recandosi al palazzetto comunale. Il dirigente scolastico Agresti punta i riflettori, in particolare, su un passaggio della sentenza. Quello in cui, cioè, la Cassazione «ha affermato che non esiste un “diritto soggettivo” da parte dei genitori». Motivo per cui è chiaro, per Agresti che «conseguentemente non c’è un “obbligo” da parte del Miur di far consumare il pasto da casa, come già non esiste alcun obbligo di fornire il servizio mensa». Dunque i genitori, per Agresti, possono scegliere di far consumarae il pasto da casa ai propri figli in quanto la gestione del servizio di refezione scolastica è rimesso – come spiegato nella sentenza della Cassazione – “all’autonomia organizzativa” delle scuole. «Le scuole, quindi, saranno libere di andare incontro, o meno, a detto “interesse legittimo”, avanzato dai genitori – ha detto Agresti – esercitando un potere discrezionale, che non può diventare un arbitrio, nell’ambito della autonomia scolastica gestita dall’organo interno supremo, il Consiglio di Istituto. Organo sul quale, conviene ricordarlo, il Comune non ha alcun potere giurisdizionale». E il dirigente scolastico della Melone rincara la dose: «Nessuno dovrebbe permettersi di comandare in casa d’altri. Se poi parliamo di istituzioni, tutti coloro i quali siano chiamati a rivestire incarichi gestionali pubblici, dovrebbero avere la competenza e conoscere i limiti dei propri poteri, senza dimenticare che nessuno di costoro dovrebbe dimenticare che è stato chiamato nel proprio ruolo per “governare” e non per “comandare”». E proprio nello specifico, alla Corrado Melone «il suo consiglio di istituto ha già deliberato un regolamento di gestione del pasto da casa, quindi consentendolo». Punto che sarà oggetto del prossimo consiglio di istituto: ai primi di settembre dunque la scuola deciderà se mantenere o meno la possibilità di far consumare il pasto da casa ai bambini, alla luce anche della sentenza della Corte di Cassazione. «Nel probabile caso in cui il regolamento sia nuovamente confermato, il Comune non potrà pretendere nulla da alcuno, anche perché i locali per la refezione scolastica (servizio, peraltro, nemmeno obbligatorio come recita l’articolo 6 comma 1 del Decreto legislativo 63/2017 che ha nuovamente qualificato come facoltativi tali servizi e che ricorda come il servizio mensa sia “un servizio a domanda individuale attivabile a richiesta”) ricadono direttamente sotto la completa e autonoma gestione della scuola. Infatti i locali del polifunzionale – ha sottolineato Agresti – ora finalizzati solo ad attività esterne alla scuola, saranno presto addirittura giustamente, “separati” con una cancellata, per ovvi motivi di sicurezza, dal resto degli spazi della Melone in quanto non più afferenti alla scuola. Per quanto riguarda me personalmente il mio modestissimo parere vale ovviamente solo 1 su 17, essendo attualmente 17 i membri del nostro consiglio. Tuttavia credo sia giusto rimarcare che se da un lato ritengo positivo che si mangi tutti insieme le stesse pietanze che sono stabilite da un medico competente, è anche vero che spesso le grammature o lo stesso menu stabilito dal medico dietologo vengono violate senza adeguato preavviso o senza preavviso tout court (fortunatamente, per quanto riguarda la Melone, ci limitiamo a queste deficienze, mentre lo stesso non si può dire altrove, visto che i NAS hanno dichiarato che 1 mensa su 3 non è a norma). Ma ben più grave è la situazione di non poche famiglie che, prima della concessione del pasto da casa, hanno dovuto rinunciare ad una offerta formativa certamente più appetibile (quella del tempo prolungato che nella “Melone” offre lo studio di ben 3 lingue straniere ed è diventata sezione di eccellenza) in quanto il costo della mensa non era per loro economicamente sopportabile ed il Comune non è mai stato in grado di andare incontro alle loro esigenze (cosa che ora la Corte di Cassazione ha invece chiaramente richiamato come obbligo quasi morale da parte del Comune e di tutti gli altri genitori)». Rimane del suo parere l’assessore alla Pubblica istruzione Lucia Cordeschi che già nei giorni scorsi aveva invitato i genitori che lo scorso anno avevano sospeso il servizio mensa a regolarizzare quanto prima la loro posizione «onde evitare spiacevoli inconvenienti», aveva detto. «Se il preside vuole essere superiore alla Cassazione … – ha replicato l’assessore alle parole del dirigente scolastico – Non possiamo che essere contenti di avere un preside membro della Cassazione».

So.Be.