«Sono stati mesi duri, senza orari e con tanti sacrifici da parte di tutti ma ce l’abbiamo fatta grazie ad un grande gioco di squadra e alla consapevolezza di essere al servizio della struttura e del sistema sanitario». Lo dichiara Alessia De Angelis, civitavecchiese e direttore delle professioni sanitarie dello Spallanzani. Un nome salito alla ribalta delle cronache nazionali e internazionali durante questo periodo di lockdown a causa dell’emergenza covid19. Un’eccellenza tutta italiana in prima linea nella lotta al virus, perché è iniziato tutto allo Spallanzani con i due pazienti cinesi ricoverati. Una doccia fredda che non ha spaventato i professionisti dell’Inmi.
«Con loro – ha spiegato De Angelis – abbiamo iniziato un po’ prima a gestire la Sars-cov-2, poi da lì è stato un continuum con l’aumento della curva epidemiologica. Abbiamo fatto grandi sacrifici, si è rinunciato a tutto, famiglia e affetti, per garantire un’organizzazione efficace all’interno del contesto. Sono stati da rifare tutti i percorsi per gestire i vari cari, poi siamo diventati hub a livello regionale. Ci siamo occupati delle procedure di sicurezza e quant’altro». Si può dire che lo Spallanzani abbia fatto scuola, con le sue indiscutibili professionalità, nella gestione dell’emergenza. Alle difficoltà lavorative si aggiungono poi quelle pratiche, quelle di una donna pendolare. «Per lavorare – ha continuato De Angelis – ho rinunciato a treni e mezzi pubblici per cercare di tornare a casa ogni sera o notte».
Mesi di lavoro intenso in cui il personale ha fatto tanto per non lasciare soli i pazienti e per entrarci in contatto. «Bisogna capire – ha sottolineato De Angelis – che il virus ancora circola ed è responsabilità insita dei cittadini rispettare le norme fondamentali come l’igiene delle mani, l’uso della mascherina e il distanziamento sociale. Attualmente la situazione è dalla nostra parte e la chiave di volta sono stati il sistema sanitario pubblico e il grande impegno dei professionisti sanitari che hanno rischiato la vita per garantire assistenza a tutti. Però è importante ricordar che il virus circola e non dobbiamo disperdere i sacrifici fatti fino ad ora».
A pesare di più è stata l’incertezza iniziale «perché ci rendevamo conto della gravità della situazione ma essere parte di una squadra ha aiutato e poi abbiamo ricevuto tanti gesti di solidarietà. Ora – ha concluso – bisogna mantenere la guardia alta».

